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Venerdì 15 novembre è stato pubblicato un articolo sull’importanza dell’allenamento della memoria affiancato a quello fisico. Oltre a Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, è stato intervistato anche Gabriele Miceli, direttore clinico del CeRiN (Center for Neurocognitive Rehabilitation) del CIMeC (Centro interdipartimentale Mente/Cervello) dell’Università di Trento.

Mencacci sottolinea l’esistenza di “un rapporto stretto tra attività fisica e fenomeni di neurogenesi”. Gli scienziati della University of Pittsburgh, della University of Illinois, della Rice University e della Ohio State University hanno infatti dimostrato che bastano 40 minuti di camminata al giorno per rallentare il calo mnemonico fisiologico legato all’età e aumentare il volume dell’ippocampo, area del sistema nervoso deputata al mantenimento dei ricordi. Oltre all’attività fisica, spiega Mencacci, anche l’interazione con gli altri svolge un ruolo fondamentale, perché “abbiamo un cervello sociale che deve essere assolutamente mantenuto, fatto di scambi, affetti, stimoli”.

Gabriele Miceli, inoltre, sostiene che anche la meditazione rappresenta un ottimo allenamento delle capacità cognitive in grado di modificare sia la struttura delle aree cerebrali interessate, sia le loro connessioni con altre regioni del cervello. “La meditazione kundalini, ad esempio, aumenta lo spessore della corteccia del giro fusiforme (una parte del cervello critica per l’elaborazione delle proprietà visive e strutturali degli oggetti)”.

 

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