In una recente review uscita su “neuroscience”, un team di ricerca olandese riassume le più recenti scoperte neuroscientifiche sull’amore. Ecco le considerazioni più salienti (e succose) che emergono dalla review.

 

La prospettiva evoluzionistica

Partiamo dall’etologia – la scienza del comportamento animale. Questa ci dice che il corteggiamento è un comportamento tipico di moltissime specie di mammiferi, rettili, uccelli e persino insetti. Noi uomini non facciamo eccezione: il corteggiamento umano ha gli stessi tratti distintivi che si trovano anche in tutti gli altri animali. Ovvero, vi sono grande investimento energetico, attenzione focalizzata, il pedinamento ossessivo, gesti di affiliazione, una tendenza al controllo possessivo da parte degli esemplari di sesso maschile, e motivazioni precise che guidano verso un individuo piuttosto che un altro.

L’etologia offre un quadro ironicamente impietoso dell’amore. Ma finisce tutto qui?

Pare di no. Restringiamo il campo, e osserviamo le abitudini della nostra specie. Questa è caratterizzata da un lungo (il più lungo tra tutti gli altri animali) periodo di dipendenza del figlio dalla madre: l’amore materno stabilisce una vera e propria simbiosi temporanea tra madre e prole, e questa è necessaria allo sviluppo del bambino. Le ultime teorie evoluzionistiche (e diverse evidenze neuroscientifiche) suggeriscono che lamore romantico potrebbe essere una riproposizione in chiave differente dell’amore materno. Entrambi, dicono gli scienziati, servono per tenere uniti due esemplari umani a lungo e strettamente. Questo legame, quando si parla di amore romantico – sarebbe necessario per il benessere della prole, che beneficia del fatto di avere due genitori. Amore materno e romantico sono quindi due aspetti di un unico sistema evolutivo – quello dell’attaccamento – che è un complesso misto di aree cerebrali, neurotrasmettitori, tratti comportamentali e persino culturali.

La chimica dell’amore

I topi della prateria americani sono animali estremamente monogami. Una volta che la coppia si è formata – e non è neppure necessario che l’accoppiamento vero e proprio avvenga – questa non si scioglierà per il resto della sua vita. I due topi non si lasceranno mai. I loro parenti di montagna, invece, sono simili in tutto fuorché nei costumi sessuali. Questi godono infatti di una grande promiscuità, e quando si parla di certi argomenti, come si suol dire, non guardano in faccia a nessuno.

neuroscienceQuando avviene l’accoppiamento, una certa quantità di un particolare neurotrasmettitore – l’ossitocina (presente e attivo in quasi tutti i mammiferi, noi inclusi) viene rilasciata nel cervello dei topi della prateria. Questi hanno molti recettori ossitocinici all’interno del “circuito della ricompensa” cerebrale – quello con il quale percepiamo piacere, entusiasmo, interesse. Quelli di montagna, molti meno. Dei ricercatori hanno provato a modificare geneticamente questa loro caratteristica. Ed hanno scoperto che i topi della prateria di pianura, quando privati di recettori ossitocinici, diventano promiscui come i loro cugini montani. E, aggiungendo i recettori a questi ultimi, quelli montani diventano monogami e “amanti del focolare” come i loro parenti della pianura.

 

Magie della dopamina

Ma non è così semplice. L’ossitocina stimola il rilascio di dopamina (sempre all’interno del “circuito della ricompensa” di cui parlavamo prima). Altri ricercatori hanno quindi provato ad esporre dei topi delle praterie maschi ad alcune femmine, al contempo iniettando loro della dopamina: hanno scoperto che questi topi – senza bisogno che vi sia alcun accoppiamento – si “innamorano” delle femmine che hanno visto. E lo fanno anche in assenza di ossitocina: la dopamina innesca nel loro cervello un meccanismo di ricerca e dipendenza del tutto simile a quello che si manifesta dopo l’esposizione a sostanze stupefacenti. I topi esposti alla cocaina mostrano proprio gli stessi pattern comportamentali e attivano le medesime aree cerebrali.

L’amore e il cervello

CoppiaAnche negli uomini l’ossitocina è implicata nello sviluppo di relazioni. Questa viene evocata e provoca sensazioni di fiducia, calore e gratitudine che sono state dimostrate essere legate proprio al circuito cerebrale della “ricompensa”. Inoltre, studi effettuati in risonanza hanno scoperto che persone innamorate, alla vista del volto dell’amata/o, mostrano attivazioni cerebrali compatibili con l’attivazione del “circuito della ricompensa”. E non solo. Questo pare anche provocare la disattivazione di una serie di altre aree cerebrali che sono solitamente associate al pensiero critico e alla “Theory of Mind”, cioè, a una valutazione lucida e obiettiva di cosa scorra nella testa degli altri. Attivate le une e disattivate le altre, il pattern comportamentale risultante è quello di un essere umano fiducioso, felice e acritico verso il proprio oggetto d’amore.

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Fonte: Neuroscience