A vederlo, Wim Hof sembra una specie di Mauro Corona olandese. Barba irsuta, pelo incolto sul petto perennemente scoperto – e la stessa scaltra, rude giovialità del nostro conterraneo. Ma, al contrario dello scrittore di Erto, non è la letteratura il suo primo interesse.

Stando al Guinness dei primati, infatti, Wim Hof è l’unico uomo al mondo capace di rimanere un’ora e 52 minuti immerso con tutto il corpo in una vasca di ghiaccio – e poi sopravvivere per raccontarlo. Le sue performance sono state trasmesse dalla BBC (che ha fatto un documentario su una delle sue imprese), dalla NBC e da svariate altre emittenti, locali ed internazionali. Vanta ventuno record mondiali nel Guinness dei Primati, ha scritto un libro e tiene regolarmente seminari e corsi intensivi sulla resistenza alle temperature estreme.

Ma soprattutto è stato recentemente oggetto di un’importante pubblicazione scientifica. La rivista PNAS, infatti, ha pubblicato uno studio effettuato da Matthijs Kox e il suo team che ha per oggetto proprio 12 volontari allenatisi con il metodo sviluppato da Wim Hof.

Quel che l’esperimento ha di rivoluzionario è che dimostra che specifici metodi di meditazione e controllo del respiro possono influenzare le reazioni del nostro sistema immunitario. Era già conoscenza consolidata che il controllo del respiro avesse varie ricadute sull’attività simpatica e parasimpatica del sistema nervoso autonomo. Ad esempio, tramite il controllo del respiro si controlla la frequenza cardiaca e si possono modificare molti altri parametri fisiologici umani. Inoltre, per la scienza non è una novità che certe condizioni mentali possano influire, anche drasticamente, sulle condizioni di salute. Pensate all’effetto placebo.

Questo, però, è un fenomeno leggermente diverso: per la prima volta si è dimostrato che un preciso stato mentale e corporeo, se preceduto da uno specifico allenamento, riesce a modulare alcune sostanze ben definite (le citochine) in un tempo breve e in un contesto misurabile.

Il disegno sperimentale prevedeva un gruppo di studio e uno di controllo (12 persone in entrambi i casi, per un totale di 24 partecipanti): il gruppo di studio si sarebbe esercitato con il metodo di meditazione/allenamento di Wim Hof, quello di controllo, naturalmente, non avrebbe fatto nulla.

med mountIl gruppo di studio ha seguito un allenamento della durata di 10 giorni che si articolava su tre direttive principali: meditazione ( meditazione del terzo occhio), respirazione controllata (es: iperventilazione ciclica seguita da fasi di apnea) e infine esposizione al freddo, ovvero immersione nell’acqua gelida.

La fase di test ha previsto la somministrazione a tutti e 24 i partecipanti di una particolare tossina prodotta dall’escherichia coli che, nelle intenzioni dei medici, avrebbe dovuto produrre dei sintomi pseudo-influenzali: febbre, mal di testa e brividi di freddo, e naturalmente la corrispondente reazione molecolare del sistema immunitario. Ovvero, il rilascio di citochine.

I risultati sono stati sorprendenti. I partecipanti che avevano seguito il training di Hof, infatti – e che stavano mettendo in atto, durante la somministrazione della tossina, appositi esercizi di respirazione e meditazione – hanno mostrato livelli significativamente più bassi di tre tipi particolari di citochine implicate proprio nell’innesco della reazione del sistema immunitario umano. Inoltre, a livello macroscopico, mostravano minori sintomi influenzali: meno febbre, meno mal di testa e minor tremore. Lo studio propone come spiegazione causale che l’ipossia causata dalla respirazione controllata moduli l’alcalinità del plasma corporeo, e che questa di conseguenza influenzi il livello di adrenalina, la quale, si sa, ha un impatto contenitivo sul rilascio di determinate citochine.

L’autore dello studio, Kox, mette le mani avanti, e afferma che si tratta solo di risultati preliminari. Eppure, anche se al momento sono necessari altri studi e ulteriori approfondimenti, spiega sempre Kox, questi risultati potrebbero aiutare gli individui affetti da certe categorie di malattie autoimmuni (come l’artrite reumatoide o il morbo di Crohn) a curarsi senza l’aiuto di farmaci, ma solo apprendendo particolari metodi di meditazione.

Proprio il potere taumaturgico di un uso consapevole della mente, d’altro canto, è una delle argomentazioni preferite di Wim Hof. Egli sostiene di essere in grado di fare quel che fa solo perché la mente ha un enorme potere sul corpo, ma il nostro mondo ha dimenticato queste conoscenze che, dice sempre Hof, sono invece state patrimonio dell’umanità per millenni.

E che comunque – e qui di nuovo riaffiora la similitudine col bardo del Cadore – si possono riscoprire confrontandosi con quella che lui chiama la “hard nature” (letteralmente, la natura dura), ovvero con le condizioni solitarie ed estreme che la natura fornisce, gratis, agli uomini da milioni di anni. E che lo stile di vita della nostra civiltà ha completamente dimenticato.

Link:

http://www.pnas.org/content/early/2014/04/30/1322174111

http://www.icemanwimhof.com/the-iceman