Per i nostri auguri di Natale, abbiamo deciso di ispirarci a un “gioco cognitivo” prendendo spunto da un testo che da un po’ di tempo circola in rete, soprattutto nei social network:

Seocdno uno stdiuo dlela Camrbidge Urnievristy, l’oridne dllee letetre in una paorla non ha ipmotranza, la sloa csoa impoanrtte é che la pimra e l’ulmtia sinao nllea pozisione corttrea. Tttue le alrte letetre pososno esesre totamletne diosrdiante e si sraà cmonuuqe in grdao di legegre sezna prolbemi. Quetso é dovtuo al ftato che il cevrello umnao non lgege ongi letetra ma la paorla nel suo inismee.

Ovvero:

Secondo uno studio della Cambridge University, l’ordine delle lettere in una parola non ha importanza, la sola cosa importante è che la prima e l’ultima siano nella posizione corretta. Tutte le altre lettere possono essere totalmente disordinate e si sarà comunque in grado di leggere senza problemi. Questo è dovuto al fatto che il cervello umano non legge ogni lettera ma la parola nel suo insieme.

Ma è vero quello che c’è scritto?

Non proprio.

Matt Davis, dell’Università di Cambridge, spiega perché.

Innanzitutto, non è corretto dire che “non importa l’ordine delle lettere in una parola”, poiché vi sono dei casi in cui può risultare molto difficile ricostruire una parola se le lettere sono completamente in disordine. Ad esempio, si fa molta più fatica a capire “secondo” se c’è scritto “sodenco”, piuttosto di “seocdno”. Questo perché le lettere sono spostate al massimo di un posto nel secondo caso, mentre nel primo sono molto più confuse.

In secondo luogo, le parole brevi (di due o tre lettere) rimangono invariate, mentre quelle di quattro lettere hanno al massimo le due lettere centrali invertite, aspetto che permette comunque una loro facile comprensione.

Nella lettura, inoltre, si estrapolano molte informazioni dal contesto, per cui se ci comprendono molte parole all’interno di una frase, si sarà facilitati nella comprensione delle altre, e quindi della frase intera. Infatti, ad esempio, la parola “cpare” viene letta dal nostro cervello in due modi diversi a seconda del resto della frase:

– Il patsore potrò al pacsolo le cpare.

– Qullea ntote si pecsaorno motle cpare.

(Ovvero: il pastore portò al pascolo le capre; quella notte si pescarono molte carpe.)

Infine, quando si legge si fa affidamento su certe combinazioni di lettere o di suoni, che rendono più semplice capire la frase anche se le lettere all’interno delle parole sono in disordine. Ad esempio, le terminazioni –anza e –ione sono state mantenute invariate (ipmotranza per importanza, pozisione per posizione).

Probabilmente non avete avuto particolari difficoltà nel “decifrare” il nostro biglietto di auguri, e adesso sapete anche perché!

Mailing Christmas Neocogita

Fonte: Cognition and Brain Sciences Unit