Jovanotti cantava “Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo”, ma siamo davvero capaci di non incappare in pensieri negativi?

Tutte quelle volte in cui ci siamo trovati intrappolati in un circolo vizioso di negatività, o in cui ci siamo ostinati a rimuginare su un commento spiacevole invece di ricordare i complimenti ricevuti, il colpevole è uno solo: l’evoluzione.

Secondo il neuropsicologo Rick Hanson, infatti, l’uomo è progettato per il pensiero negativo: la nostra mente si focalizza sul “male” e tralascia il “bene”. Basti pensare ai nostri antenati: per loro era molto più importante evitare le minacce piuttosto che raccogliere ricompense.

 

Per questo motivo, il cervello umano si è evoluto per concentrarsi sulle minacce. Al giorno d’oggi non siamo estranei a stress o depressione, soprattutto quando si tratta di ambiente lavorativo. E come ne abbiamo discusso qui, abbiamo una resa minore come conseguenza.

Rispetto agli stimoli positivi, quelli negativi producono una maggiore attività neurale e vengono elaborati più facilmente e più velocemente.

 

Gli effetti sul cervello

Più un individuo presenta schemi di pensiero negativo e tende a rimuginare sugli aspetti negativi di una situazione, più facile sarà ritornare continuamente a questi schemi di negatività. E il cervello non ne beneficia.

Il “rimuginio” (rumination in inglese) può danneggiare le strutture neurali che regolano le emozioni, la memoria e i sentimenti. Anche se lo stress e la preoccupazione non sono reali, ma solo nella nostra mente, l’amigdala e il talamo non sono in grado di distinguere lo stress ipotetico da quello reale.

L’espressione inglese “neurons that fire together, wire together” (letteralmente, “i neuroni che si attivano assieme, si connettono tra loro”), descrive la neuroplasticità (e quindi il nostro cervello) come dipendente dall’esperienza. Pensieri e esperienze possono infatti portare alla crescita di nuove sinapsi e addirittura modificare la nostra struttura genetica. In altre parole, possiamo affermare che il cervello si forma sulla base di ciò su cui si posa la nostra mente.

 

È vero che spesso si crede di non aver controllo sui nostri pensieri. Se ci troviamo a rimuginare su una cosa, è difficile rompere questa “routine”. La buona notizia, però, è che siamo davvero in grado di cambiare i nostri schemi di pensiero, fino a “programmare il cervello” a essere positivo e farci sentire felici.

 

Come si fa?

Brain Wellness MindfulnessAlcune attività che occupano la nostra mente (come fare un cruciverba) possono essere d’aiuto nell’interrompere gli schemi di pensiero negativo continuo.

Tuttavia, la mindfulness è la tecnica dalla quale possiamo trarre i maggiori benefici. Prestando attenzione consapevolmente momento per momento alla nostra esperienza possiamo cambiare i nostri schemi di pensiero in modo davvero valido. Come ha dimostrato uno studio del 2014 pubblicato su Cognitive Therapy and Reasearch, il fatto di “decentralizzare” il pensiero, ovvero di fare un passo indietro e osservare i nostri pensieri e i nostri sentimenti come eventi temporanei e oggettivi nella mente può aiutare a mediare gli effetti del rimuginio nei pazienti con depressione.

 

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