Nel mezzo della seconda ondata della pandemia COVID-19, numerosi studi in molti dei paesi colpiti hanno evidenziato come le necessarie misure restrittive adottate per contrastare la diffusione del virus stiano avendo un impatto non trascurabile sul nostro benessere psicofisico, in particolare sui più giovani.

Qual è la causa principale di questo malessere? Secondo la neuroscenziata Lila Landowski, lo stress cronico è il principale imputato.

La cosiddetta reazione acuta da stress è una risposta fondamentale quanto antica del sistema nervoso a situazioni di emergenza reale o percepita, che richiedono di formulare un piano d’azione e mobilitare energie in tempi rapidi per essere affrontate con successo. Benché estremamente efficace e funzionale nel breve periodo, questa risposta può diventare debilitante a fronte di un’attivazione continua, ovvero quando si cronicizza per fronteggiare uno stress costante.

Lo stress cronico può infatti avere effetti deterioranti per il cervello, e in particolare su strutture deputate alla memoria e alle cosiddette funzioni esecutive, cioè quell’insieme di meccanismi deputati al controllo, alla coordinazione e alla pianificazione dei processi mentali.

L’isolamento prolungato, la continua preoccupazione per la propria salute e per quella dei propri cari, nonché l’incertezza verso il futuro, rappresentano fonti di stress cronico. Queste sono aggravate dal senso di impotenza rispetto alla causa scatenante di tali problematiche.

Dobbiamo quindi rassegnarci a un progressivo indebolimento delle nostre funzioni cognitive?

Tutt’altro! Secondo la dottoressa Landowski, possiamo mettere in atto una serie di strategie per contrastare gli effetti negativi dello stress cronico da lockdown.

In contatto con sé stessi e gli altri

Innanzitutto, mantenersi in contatto con le persone care, prediligendo le chiamate ai messaggi di testo. Infatti, mentre entrambe le modalità attivano i circuiti cerebrali della gratificazione, responsabili della motivazione e del piacere, soltanto la voce provoca il rilascio di ossitocina, ormone anti-stress.

Ritrovare la connessione con sé stessi oltre che con i propri cari può essere un’altra strategia efficace, per mezzo di pratiche di meditazione come la Mindfulness.

Curare il sonno

La qualità del sonno è un altro fattore importante per il buon funzionamento del cervello, ma a rischio di modifiche dovute all’isolamento. Infatti, nonostante per molte persone le ore di sonno sembrano essere aumentate durante il lockdown, la qualità potrebbe risentirne, con un sonno più leggero accompagnato da sogni più vividi e angosciosi. Una buona igiene del sonno può quindi venirci in soccorso. In primis, cercando di essere costanti negli orari costanti di addormentamento e risveglio. Inoltre, evitando di passare molto tempo a letto senza dormire e di consumare sostanze stimolanti come alcol e caffeina in prossimità del sonno.

Tenersi in movimento

La maggiore sedentarietà è un’altra conseguenza del lockdown, in parte inevitabile ma non per questo meno importante. L’esercizio fisico è infatti essenziale per il buon funzionamento del cervello, e lo protegge dal deterioramento nell’arco di vita. Diminuendo l’attività fisica ordinaria, diventa ancora più importante ricavare almeno qualche minuto ogni giorno per tenersi in movimento con esercizi in casa.

Occhio alla dieta!

Ultimo ma non ultimo, rifugiarsi nel comfort eating (cioè combattere le emozioni negative con abbuffate) può farci stare meglio nel breve termine, in quanto lo stress aumenta il desiderio di cibi altamente calorici, ma nel lungo periodo può avere effetti molto negativi sul buon funzionamento cerebrale. Verdure e frutta secca e a guscio possono essere delle buone alternative, nonché ottime alleate per la nostra salute in questo periodo di stress prolungato.