È quello che afferma un nuovo studio: le abilità cognitive e motorie cominciano a diminuire relativamente presto.

I ricercatori della Simon Fraser University in Canada, infatti, hanno misurato i tempi di reazione di più di 3.000 volontari tra i 16 e i 44 anni, facendoli giocare a “StarCfraft 2”, un videogame che testa le abilità strategiche in tempo reale dei partecipanti. I tempi di reazione e la capacità di multitasking sono l’essenza del gioco.

Secondo lo studio, il videogioco in questione è di particolare interesse per gli psicologi per la capacità di pianificazione strategica e l’imprevedibilità delle mosse dell’avversario richieste dal gioco. I ricercatori hanno anche notato che questo gioco offre interessanti visioni su come funziona il cervello: StarCraft 2 avanza in tempo reale, aspetto assai vantaggioso per i giocatori, i quali possono agire e prendere decisioni rapidamente.

Uno screenshot del gioco StarCraft 2
Uno screenshot del gioco StarCraft 2

Lo studio, pubblicato su PLOS One ad aprile, ha analizzato il tempo necessario ai giocatori per reagire ai nuovi stimoli sullo schermo. I ricercatori hanno scoperto che i primi segni di rallentamento dei tempi di reazione lo si è notato nei volontari a partire dai 24 anni.

Tuttavia, con l’avanzare dell’età aumenta anche l’esperienza, che i ricercatori ritengono possa compensare il maggior tempo di reazione dovuto all’età.

L’esperienza permette di compensare indirettamente il declino cognitivo. Nello studio in questione, i giocatori più adulti sono stati ugualmente in grado di portare a termine il gioco probabilmente anche attraverso strategie semplificate o un miglior utilizzo dell’interfaccia del gioco.

Un altro studio tedesco sulla relazione tra l’età e le funzioni cognitive ha riportato che il declino nei tempi di reazione nelle persone più adulte può essere comparato alla funzionalità dei vecchi hard drive di un computer: più informazioni si caricano, più il cervello rallenta, così come un hard drive pieno di informazioni è più lento di uno nuovo.

 

Quindi, anche se da una parte invecchiamo, potrebbe essere perché diventiamo più intelligenti.

Nonostante gli scienziati non siano ancora sicuri al 100% sul perché il cervello rallenti con l’età, il neurologo Geoffrey Kerchner della Stanford University School of Medicine afferma che ciò può essere il risultato di una serie di fattori rischio, genetica e dall’effetto del carico generale sul cervello. A tutto, però, può esserci un rimedio, con qualche piccolo cambiamento nella nostra vita.

Una elaborazione delle informazioni meno efficiente colpisce quasi ogni adulto a un certo punto, e la linea che separa la normalità dall’anormalità è poco chiara. Una persona può mantenere o addirittura migliorare la propria velocità di elaborazione delle informazioni con un regolare esercizio aerobico, una dieta sana e con sempre nuove sfide intellettuali. Un esempio? La suite di training cognitivo di BrainHQ!