Tutto inizia con un’invenzione: il DC mini. Un piccolo apparecchio da porre dietro l’orecchio, che permette di leggere, registrare – e persino entrare nei sogni. Due scienziati di genio che lavorano per un’azienda di ricerca psichiatrica – oggi diremmo neuroscientifica – stanno sviluppando l’apparecchio. Come potrete immaginare, si tratta di un dispositivo rivoluzionario, qualcosa capace addirittura di trasportare l’umanità nella sua prossima fase evolutiva.

Una giovane psicologa dai capelli rossi, Paprika, sta sperimentando i primi prototipi di DC mini su diversi pazienti. Prova a curare le loro ansie ed i loro terrori entrando nei loro sogni, aiutandoli quel tanto da metterli in grado di vincere da sé le proprie ombre. Un metodo di cura rivoluzionario, che promette risultati e orizzonti che mai nessuno aveva neppure sognato d’immaginare.

Paprikaposter

Ma ad un certo punto, uno dei DC mini viene rubato, non si sa da chi. Poco dopo, il personale dell’azienda ed in breve anche le persone della città iniziano a venire coinvolti in misteriosi incidenti durante il sonno. Alcuni non riescono più a risvegliarsi, altri addirittura muoiono in circostanze inspiegabili. Qualcosa si sta propagando di mente in mente, qualcosa di ineffabile e micidiale. Le prime immagini estratte con il DC mini mostrano chiaramente come appare.

Una gigantesca processione di bambole, morti viventi, burattini, e una miriade di spiritelli plastici e scostanti, dall’aspetto coloratissimo e crudele, divora e travolge la mente di chiunque capiti loro a tiro. E nel frattempo, uno dei due grandi scienziati scompare – e finisce precipitato in una realtà dalle regole imprevedibili e disarmanti.

Paprika, rossa e sbarazzina, è la chiave di volta d’un anime visionario e mitologico, che mescola – con lo stile tipico della fantascienza del sol levante – elementi di pura science fiction ad antichi temi tradizionali, dove androidi ed elementali spesso si trovano a condividere la stessa storia, e talvolta anche lo stesso destino.

Alcuni dicono che quest’anime sia stato quello a cui più di tutto Christoper Nolan s’è ispirato per il suo “Inception”, e in effetti con esso condivide diverse peculiarità. Per esempio la trama di entrambi è premessa da un misterioso dispositivo capace di far entrare ed uscire le persone dai sogni. E tutti e due, svolgendosi, seguono i medesimi temi. Ovvero, l’inconscio, i percorsi evolutivi dell’inconscio e le strutture silenti ma onnipresenti della nostra coscienza, che spesso ci portano a credere di essere ciò che non siamo – oppure a scoprirci così diversi da noi stessi da farci persino dubitare di essere qualcuno, piuttosto che di essere soltanto.

Paradossalmente, in entrambi serpeggia un certo retrogusto viennese nelle scelte mitopoietiche al di sotto degli eventi della storia, e vien facile pensare alle speculazioni della scuola psicoanalitica sui temi del sogno e del suo rapporto con l’Io, mescolati però alle contemporanee suggestioni della tecnologia neuroscientifica ed alle teorie della coscienza radicate nelle speculazioni sui linguaggi formali – Dennet e Hofstadter prima di tutto, che dell’autoreferenzialità hanno fatto bandiera e principio esplicativo.

Ma al di là dei riferimenti culturali più o meno evidenti, l’aria che si respira in Paprika è fresca e coinvolgente, e il film avvince fin dai primi minuti. La trama, tranne alcune tutto sommato irrilevanti ingenuità,  procede tortuosa e sorprendente – fino a portarci, tra fantasmi alti fino al sole e fagocitazioni psichiche, ad un finale dalle suggestioni assolutamente psicomagiche, che lascia il sentore, più che d’averlo visto – d’averlo sognato, un film simile.

E che lascerà sempre un ricordo tenero e sfrontato di Paprika, una specie di saggia lolita orientale che guarisce con l’imprevedibilità e la fantasia.