Controllare continuamente Facebook (e altri social network) può cambiare, nel male, il nostro cervello in modo permanente, poiché offre una serie di “ricompense” chimiche non tanto diverse da quelle che riceviamo facendo uso di droghe.

Ma cerchiamo di capire meglio.

Per prima cosa, diventiamo dipendenti da Facebook perché ci piace “il brivido della caccia”. In altre parole, il cervello è più attivo quanto si aspetta una ricompensa piuttosto che quando la riceve. Questo perché siamo fatti per cercare e per godere del brivido della caccia. Internet può intrappolarci in un circolo vizioso di dopamina perché ha reso il processo ricerca-ricompensa così facile e veloce. Di fatto adoriamo le ondate di dopamina e ne otteniamo alla grande quando cerchiamo qualcosa di nuovo. Il momento in cui troviamo effettivamente quel qualcosa di nuovo funge quasi da “calmante”: è la desiderio per il nuovo che produce le migliori ondate di dopamina.

Questo spiegherebbe perché non vediamo l’ora di controllare la bacheca notizie di Facebook, ma una volta aperta la pagine non ci dà così piacere vedere quello che hanno postato i nostri amici.

Altra cosa: il social network può essere addirittura più dannoso della TV, e più usiamo Facebook più alleniamo il nostro cervello in modo negativo. Parte del processo di creazione di un programma televisivo, infatti, è assicurare un certo numero di stimoli al minuto (in inglese, Jolts Per Minute, ovvero quante volte cambia l’azione dal punto di vista sonoro o visivo) per tenere attiva l’attenzione dello spettatore. Queste possono essere immagini di violenza, discorsi emotivi o forti, risate o qualsiasi altra forma di manipolazione emotiva. Con Facebook, però siamo passati dai Jolts Per Minute ai Jolts Per Second. Questo ci fa abituare a più stimoli, più spesso, il che significa che vorremo sempre più stimoli sempre più spesso, invece di soddisfarci con meno stimoli e a minor frequenza.

Infine, Facebook danneggia l’autostima. È architettato per farci sentire meno felici della nostra vita e ci lascia un senso di vuoto, che cerchiamo di colmare dando sfogo al nostro narcisismo per sollevare lo spirito. Postiamo foto di cose eccezionali fatte, per ottenere più “mi piace” o più “amici”. Ma la nostra autostima continua a calare e più dura la nostra abitudine a Facebook, meno diventa attraente. Sviluppiamo una dipendenza, proprio come se fosse una droga o dell’elaborato cibo spazzatura.

Fonte:

David Rainoshek