L’esposizione alla luce porta un miglioramento dell’attività cognitiva cerebrale anche nelle persone nate cieche. Ricercatori dell’università di Montreal, infatti, hanno scoperto che la luce induce attivazione cerebrale anche in assenza di percezione cosciente. Diversi casi di “visione cieca” erano già noti in letteratura, e di recente è stato dimostrato che la sola esposizione alla luce solare modifica i cicli di emissione della melatonina (l’ormone che regola il sonno) anche in pazienti completamente ciechi.

Il nuovo paradigma si basa sulla recente scoperta di un altro tipo di recettori visivi nella retina. Oltre ai coni ed ai bastoncelli, recentemente è stata dimostrata la presenza in diversi mammiferi (e poi nell’uomo) di gangli neuronali detti ipRGCs, ovvero gangli neurali che sono anche sensibili alla luce.

Questi gangli rispondono soprattutto a una frequenza di luce specifica (∼480 nm, blu intenso). Il segnale che essi veicolano, però, non giunge mai alla percezione cosciente.

In un pre-test, ai soggetti non vedenti è stato chiesto di fare un “wild guess” (ovvero di tirare a indovinare) mentre una luce blu veniva puntata direttamente sulla loro retina. Nonostante non riferissero di alcuna esperienza di tale luce, l’accuratezza arrivava a 100% delle risposte per un’esposizione lunga 10 secondi.

Una dimostrazione degli effetti cerebrali degli effetti degli stimoli luminosi “non visivi” alla retina, comunque, finora non era stata mai effettuata.

L’obiettivo del secondo test era determinare se la luce influenzasse o meno i pattern d’attivazione cerebrale legati all’attenzione – e lo fa.”, dice il primo autore, Olivier Collignon.

Nella fase successiva dell’esperimento, gli stessi soggetti sono stati messi in condizione di svolgere un compito di memoria a breve termine uditiva. Però, prima di certi trial veniva inviato loro uno stimolo luminoso di circa un minuto, che loro naturalmente riferivano di non percepire.

I risultati sono molto chiari: i ricercatori hanno trovato una maggiore attivazione nelle aree frontali, talamiche e occipitali, per quanto nessuna differenza nelle performance tra condizione luminosa e condizione non luminosa.

Queste aree, inoltre, fanno parte del “default mode network” – una teoria funzionale che consiste nell’ipotesi che l’attivazione simultanea di un certo numero di aree cerebrali corrisponda con uno stato rilassato di presenza, senza alcun pensiero particolare.

“Se la nostra comprensione del default network è esatta, i nostri risultati sollevano l’affascinante possibilità che la luce svolga un ruolo cruciale nell’attenzione sostenuta”, spiegano Lockley e Carrier “Questa teoria potrebbe spiegare perché vi è maggiore attivazione cerebrale quando della luce viene presentata contemporaneamente al compito.”

Fonte: http://medicalxpress.com/news/2013-10-totally-people-brain.html

Articolo originale: http://orbi.ulg.ac.be/bitstream/2268/155702/1/Vandewalle%202013%20JOCN.pdf

Per approfondimenti: https://sites.google.com/site/collignonlab/