Gli studi neuroscientifici forniscono delle interessanti conferme rispetto ai diversi comportamenti e attitudini che caratterizzano le differenze di genere maschile e femminile e che spesso ci capita di osservare direttamente o indirettamente nella nostra esperienza quotidiana.

di Benjamin Gallinaro

 

Una delle aree che storicamente ha da sempre evidenziato maggiori differenze tra i sessi è quella riguardante la genitorialità e la relazione con i figli, in particolare con i bambini piccoli. Nella maggior parte delle culture le madri provvedono alla cura dei bambini in maniera più diretta rispetto ai padri, dedicandovi più tempo, energie ed attenzione.

Secondo alcuni studi (Boukydis et al., 1982; Zeifman, 2003), inoltre, le donne avrebbero, rispetto agli uomini, una predisposizione maggiormente accogliente verso il pianto dei bambini, che evocherebbe in loro risposte emotive di accudimento e comprensione. Sappiamo da tempo che il pianto dei neonati e dei bambini piccoli rappresenta più di una modalità comunicativa, è un meccanismo prezioso che permette loro di guidare l’attenzione dell’adulto che se ne prende cura verso la soddisfazione dei propri bisogni primari, che rischierebbero, altrimenti, di restare insoddisfatti, mettendo in pericolo la sopravvivenza dei bambini stessi. Oltre a ciò, come ormai è noto, la risposta e la disponibilità emotiva elicitate dal pianto sono fondamentali per la creazione e lo sviluppo di un buon legame di attaccamento con l’adulto di riferimento.

Vi sono in letteratura numerosi studi condotti con tecniche di neuroimaging, riguardanti l’effetto del pianto dei bambini sulla risposta neurale degli individui adulti, ma la maggior parte di questi ha preso in considerazione esclusivamente le madri e soli pochi hanno coinvolto anche soggetti di sesso maschile. Una delle eccezioni è rappresentata dallo studio di un gruppo di ricerca dell’Università di Trento, guidata dal dott. Nicola De Pisapia, che ha analizzato, avvalendosi dell’utilizzo della risonanza magnetica funzionale, la risposta cerebrale di individui adulti (maschi e femmine) in stato di mind wandering (quel particolare stato di “riposo mentale” in cui non siamo cognitivamente impegnati in nessuna specifica attività e il nostro pensiero è libero di vagare) in reazione a stimoli uditivi corrispondenti al pianto di bambini affamati.

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