Le cellule del cervello sono plastiche, si possono adattare e crescere sulla base delle nostre esperienze. Se quindi un’area del nostro cervello è danneggiata, spesso subentrano altri neuroni nelle aree vicine, creando nuove proiezioni o rafforzando quelle esistenti per far fronte al danno. Questo sorprendente aspetto del nostro cervello è stato in particolar modo dimostrato in bambini cui era stato rimosso un intero emisfero cerebrale, generalmente per trattare casi estremi di epilessia. Sembrava quasi un miracolo: questi bambini sono cresciuti camminando, correndo, parlando e pensando, frequentando la scuola e magari anche l’università, quasi come se non vi fosse niente di anormale.

 

La riorganizzazione coordinata tra l’area uditiva e quella visiva è particolarmente efficiente. Questo tipo di plasticità intra-sensoriale ha fatto nascere numerose storie che parlano di udito eccezionale o addirittura di straordinarie capacità musicali negli individui ciechi (come Stevie Wonder), in cui l’udito compensa la disabilità del circuito visivo.

La ricerca ha mostrato che l’adattamento sensoriale può avvenire anche nel caso di disabilità temporanee nell’età avanzata, suggerendo che le cellule sono più malleabili di quanto si pensasse e lasciando spazio allo sviluppo di trattamenti non invasivi contro la perdita dell’udito.

 

Scienziati della Johns Hopkins University di Baltimora e della University of Maryland hanno dimostrato una maggiore capacità uditiva nei gatti privati del senso della vista per una settimana. I ricercatori hanno prima chiuso i gatti in una camera buia per sei o otto giorni, poi hanno analizzato le loro reazioni a una serie di suoni, confrontandole con quelle di gatti che avevano vissuto l’ultima settimana normalmente.

neuroscienceNonostante sia poco piacevole, il periodo trascorso in una stanza completamente buia ha portato diversi benefici: si è notata una migliore risposta ai suoni, una maggior forza e velocità delle cellule, quindi una maggior sensibilità ai rumori, anche a quelli più leggeri, nelle cellule uditive. Inoltre, vi è stata una maggiore capacità di discriminazione dei suoni, cioè una migliore percezione dell’intonazione.

 

È importante sottolineare che questa ricerca è stata effettuata su gatti adulti: la riorganizzazione sensoriale può quindi avvenire anche negli animali più vecchi.

Per il momento, i benefici sono solo temporanei: dopo una settimana trascorsa alla luce, i gatti sono tornati alle loro abilità normali. Vi è comunque un buon potenziale per dei cambiamenti a lungo termine, in particolar modo per individui che hanno difficoltà ad utilizzare gli impianti cocleari a seguito della sordità.

Si tratta di forzare il cervello a fare qualcosa che solitamente non fa, ma non appena il cervello ne capisce l’importanza, comincerà ad adattarsi.