Dormire è fondamentale e passiamo in media circa 32 anni della nostra intera vita in questa attività. Nonostante la sua importanza, però, si sa poco della relazione tra durata del sonno e qualità della vita.

 

Nella letteratura medica vi sono diversi tentativi di analisi della relazione tra sonno e benessere. Per esempio, si è visto che i narcolettici presentano una carenza di ipocretina, un importante neurotrasmettitore nella regolazione del ritmo sonno-veglia e che si è recentemente dimostrato essere associato alle emozioni positive. Questo risultato potrebbe fornire una spiegazione per cui i narcolettici sono sei volte più propensi a soffrire di depressione. Un’altra ricerca medica mostra che vi è un collegamento tra la scarsità di sonno e la schizofrenia o altri disturbi mentali a livello cerebrale. Le reti neurali che ci predispongono a un sonno normale e quelle che garantiscono la salute mentale normale sono infatti sovrapposte.

 

Vi è poi una parte di letteratura scientifica che considera il sonno come un investimento in energie e veglia, ma anche in termini di costo opportunità. In questa “economia del sonno”, dormire e riposare ci permettono di essere più attenti e possono migliorare le nostre esperienze sia in campo lavorativo, sia nello svago.

 

Alan T. Piper, in uno studio per il DIW di Berlino (l’istituto tedesco per la ricerca economica), presenta i dati raccolti tra il 2008 e il 2012 sulla quantità di ore di sonno per fasce d’età, reddito, stato civile, stato di salute, tipo di impiego, e sul livello di soddisfazione della propria vita. I risultati ottenuti supportano alcune tesi di altri ricercatori secondo cui individui con reddito più alto dormono generalmente meno nei giorni feriali rispetto a chi ha un reddito più basso. Questo potrebbe rappresentare il costo opportunità costituito dal dormire, e probabilmente anche la necessità di trascorrere più tempo al lavoro.

Per quanto riguarda lo stato di salute, il campione analizzato mostra che gli individui più sani dormono di più di quelli meno in salute., seppur di soli 30 minuti.

Il ricercatore ha poi voluto analizzare la relazione tra