La nostra specie si è evoluta in presenza di cicli quotidiani naturali di luce (nelle sue varie gradazioni) e di oscurità. Tuttavia al giorno d’oggi trascorriamo buona parte della giornata al chiuso ed esposti ad illuminazione artificiale. In particolare, rispetto ai nostri antenati, siamo maggiormente esposti alla luce dopo il tramonto. Dal momento che la luce fornisce segnali molto importanti per il buon funzionamento del corpo, e poiché questo si è evoluto in un periodo che seguiva ritmi di illuminazione diversi da quelli odierni, è importante adottare strategie che consentano una migliore esposizione alla luce – senza rinunciare alle comodità della vita moderna! Di seguito ne descriviamo alcune tra le più importanti.

Concediti del tempo all’esterno

Quanto puoi, prenditi del tempo da passare all’aperto, meglio se ogni giorno. Come regola generale, sarebbe opportuno passare all’aperto almeno tra i 30 e i 60 minuti della propria giornata. Siccome questo può essere più complicato da mettere in pratica nei giorni lavorativi, per aggirare il problema, prova ad utilizzare scooter, monopattino o bicicletta per tutto o parte del tragitto giornaliero casa-lavoro; a trascorrere la pausa pranzo e se possibile anche le riunioni all’aperto; a sederti vicino alle finestre durante le ore diurne.

Inoltre, puoi utilizzare la regola “10 minuti fuori prima delle 10”. In altre parole, mira a trascorrere almeno 10 minuti all’esterno prima delle 10. Andare a fare una passeggiata, leggere le notizie o prendere una tazza di caffè sono tutte buone opportunità per esporsi a un po’ di luce mattutina. Questa infatti può aiutare a migliorare sia la qualità dell’umore che i benefici del riposo nella nottata che segue. In sostanza, cerca di ottenere regolarmente un po’ di esposizione alla luce solare – ma premurandoti di utilizzare creme solari per proteggerti dalla radiazione ultravioletta quando opportuno, soprattutto in occasione di esposizione diretta per lunghi periodi di tempo.

Progetta adeguatamente spazi interni e sistemi di illuminazione

Fai in modo che la l’illuminazione interna, in qualsiasi momento della giornata, sia più simile alla luce esterna in quel dato momento. Idealmente, tutte le luci della tua casa avranno interruttori dimmer (varialuce) in modo da poter ridurre l’intensità di qualsiasi luce nell’ambiente. Mentre la serata avanza, attenua progressivamente le luci in modo che siano molto fioche 90 minuti prima di andare a letto fino a quando non le spegnerai del tutto.

Un’ottima strategia è quella di utilizzare lampade diverse per diversi momenti della giornata. Ad esempio, nella camera da potresti avere lampade da utilizzare al mattino e durante il giorno, dotate di lampadine LED che emettono luce bianca a spettro completo, che varia in temperatura da 4.000-6.500 kelvin. Sul comodino, tuttavia, potresti tenere altre lampade per utilizzo esclusivamente serale, con lampadine LED che emettono toni caldi di luce che vanno dai 3.500 kelvin in giù. Questo è uno scenario d’uso facilmente replicabile in tutta l’abitazione.

Una versione ancor più sofisticata del medesimo scenario è quella di utilizzare lampadine a temperatura variabile in base all’ora del giorno. Questi tipi di lampadine sono ora ampiamente disponibili spesso possono essere controllate con app dedicate per smartphone e sistemi di controllo vocale. In questo modo è possibile programmarle sui toni e intensità di luce desiderati in un dato momento della giornata.

Regolarizza l’orologio corporeo

Un funzionamento regolare del proprio orologio corporeo è importante sia per la la salute fisica che per il benessere mentale e cognitivo. Per aiutarlo a sincronizzarsi su un ritmo appropriato, evita di passare le ore giornaliere al buio e riduci l’uso di schermi prima o durante l’addormentamento. Quest’ultimo accorgimento è molto importante perché l’utilizzo prolungato di dispositivi come tablet o smartphone a letto è associato a irregolarità nel ciclo sonno-veglia. In generale, poiché trascorriamo una notevole quantità della nostra giornata fissando schermi che emettono luce, è opportuno servirsi delle sempre più diffuse opzioni di regolazione luminosa dei dispositivi. In questo modo, la luce artificiale che emettono sarà più appropriata rispetto al momento della giornata. Infine, cerca inoltre di dormire nell’oscurità, limitando il più possibile fonti di luce artificiali di qualsiasi tipo.

Forse avrete sentito dire che lo stress e l’ansia rimpiccioliscono il cervello: anche se non arrivano a ridurlo alla dimensione di una nocciolina, questi stati provocano cambiamenti strutturali nel cervello, compresa la riduzione di alcune aree.

 

Per il nostro corpo, lo stress aumenta la probabilità e la severità di stati di ansia, e con essi il rischio di problemi come alta pressione e disturbi cardiaci. Allo stesso modo è collegato a un maggior rischio di depressione. Ma c’è ancora di più: lo stress prolungato può addirittura rimpicciolire alcune aree del nostro cervello. Secondo uno studio del 2012, infatti, lo stress e gli eventi negativi sono stati collegati a volumi minori in aree come la corteccia prefrontale, l’insula e la corteccia cingolata anteriore, aree che regolano le emozioni, il controllo, l’elaborazione cognitiva.

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Cos’è il Mindful Eating?

I principi della mindfulness possono essere applicati in qualsiasi nostra attività. Essere più “mindful”, infatti, vuol dire essere in grado di prestare maggiore attenzione in qualsiasi momento, quando lavoriamo, ascoltiamo gli altri, leggiamo un libro… Possiamo aumentare la nostra consapevolezza anche mentre mangiamo: è un modo per nutrire sia il nostro corpo che la nostra mente, anche se non è del tutto immediato.

 

mindful-eatingSpesso, infatti, siamo “sconnessi” da quello che facciamo, soprattutto quando mangiamo. Un momento i nostri piatti sono pieni, mentre poco dopo sono completamente vuoti. Cosa è successo nel frattempo? Probabilmente abbiamo assaporato poco il cibo e non ci siamo goduti consciamente ogni boccone.
Mangiare è quasi diventata un’attività meccanica: dobbiamo nutrirci, ma spesso siamo talmente impegnati e di fretta che non ci rendiamo nemmeno conto di ciò che stiamo masticando. Come possiamo cambiare questa nostra tendenza? Prestando attenzione, ovviamente. Questi semplici passi vi aiutano a diventare esperti di mindful eating.

 

  1. Impegnati, un po’ alla volta. Comincia da un pasto, o parti di un pasto, o anche semplicemente un piccolo snack, ogni giorno, poi aumenta la quantità di “piatti” su cui prestare attenzione ogni 10-15 giorni, fino a che non ti viene naturale farlo con ogni pasto.
  2. Dedica tutta la tua attenzione. Inizia con il prendere un pezzo di cibo, come un chicco d’uva, in mano e fai partire i tuoi sensi. Annusa, nota la sua forma, il colore, come lo senti al tatto, tra le dita… Se ti accorgi che la tua mente comincia a vagare, torna a focalizzarti sull’acino. Poi portalo alla bocca.
  3. Sii consapevole dei pensieri, delle sensazioni e dei sapori. Potrai avere delle aspettative altissime (“sembra così buono!”), oppure una delusione perché in realtà avresti preferito un cioccolatino. Accetta i pensieri che si manifestano. Poi, non appena cominci a masticare, nota la dolcezza che esplode nella tua bocca, e come il sapore pian piano svanisce.
  4. Nota la fame e il desiderio. Quando hai concluso questo processo, puoi continuare con altri acini. Nota se ne hai semplicemente voglia o se hai davvero ancora fame. Potresti notare che mangiare consapevolmente un solo acino di uva ti dà una grande soddisfazione, oppure ti fa venir ancora più voglia di un cioccolatino. Se sei preda della voglia matta di qualcosa, la soddisfazione svanisce. La mindfulness ti riporta al momento presente, all’esperienza di mangiare un morso alla volta.
  5. Assaggia direttamente. Puoi permettere ai tuoi sensi di accendersi assaggiando direttamente il boccone. In questo modo potrai notare cosa ti offre ogni singolo morso o quanti morsi ci vogliono per farti sentire davvero soddisfatto… Ogni boccone ti rivelerà la risposta.

 

Man mano che entri sempre più in sintonia con il mindful eating, riconoscerai sempre più il valore del cibo e questa pratica ti accompagnerà ogni volta che mangerai.

Mentre leggete questo articolo, con molta probabilità il vostro cervello comincerà a mandarvi messaggi familiari che vi distrarranno.

 “Avrò ricevuto nuove mail o nuovi messaggi?”

“Cosa staranno dicendo i miei clienti su Twitter?! Meglio controllare!”

“Ah, sì, volevo vedere quel nuovo prodotto su Amazon…”

Se state ancora leggendo, congratulazioni! Siete stati in grado di vincere – almeno per ora – uno dei mali più insidiosi e dannosi per la produttività che i lavoratori di oggi devono affrontare: le continue distrazioni.

Non è necessario ricordare a manager o imprenditori quanto le loro vite siano state sostituite da email, messaggi, Facebook, Twitter, internet… Le email in particolare occupano almeno il 28% del nostro tempo sul lavoro, secondo l’azienda di consulenza Icebraker.

La tecnologia è un problema?

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Molti studi hanno confermato che l’utilizzo inconsapevole della tecnologia dell’informazione può avere ricadute negative sulla performance e sul benessere individuale.

Uno degli effetti principali è la perdita della capacità di controllare la propria attenzione, a causa dello sviluppo di una propensione ossessiva all’utilizzo ripetuto di dispositivi tecnologici, sms, app, e-mail, notifiche (non limitate agli orari di lavoro)… Questo si verifica anche durante i momenti all’interno della giornata in cui ci si dovrebbe dedicare al recupero dal workload.

Secondo alcuni, tali distrazioni rappresentano una perdita di produttività pari a centinaia di miliardi di dollari all’anno. Gloria Mark, professoressa di informatica all’università della California, sostiene che a un lavoratore distratto da una ricerca sbagliata su internet o da un sms sul cellulare possono volerci anche 25 minuti per tornare concentrato a svolgere il proprio compito.

Questo dimostra quanto le distrazioni digitali e la mancanza di attenzione sul posto di lavoro abbiano suscitato l’interesse non solo di scrittori e ricercatori, ma anche di aziende, grandi e piccole. Gli imprenditori si trovano quindi a far parte di un trend emergente, che possiamo chiamare il movimento dell’attenzione, o focus movement. Startup di successo si uniscono a grandi aziende come Google e SAP in un grande esperimento: testare nuovi metodi per ridurre il sovraccarico cognitivo e reindirizzare l’attenzione su ciò che conta. Ad esempio, i dipendenti di Google frequentano dei corsi per affinare l’attenzione.

Ma perché l’attenzione è importante per il successo?

Il neuroscienziato premio Nobel Eric Kandel sostiene che il miglior modo per comprendere la concorrenza, imparare dai dipendenti, definire una strategia a lungo termine o fare innovazione è avere la disciplina mentale necessaria per tornare a ciò che è davvero importante nel proprio business. Solo concentrandosi intensamente è possibile collegare nuove idee e fatti con la conoscenza già presente nella nostra memoria, in modo significativo e sistematico.

In altre parole, se si ha la mente presente per assorbire nuovi dati, trend ed eventi e connetterli a ciò che già si sa, sarà più facile trovare l’idea dirompente per il successo.

Giostrarsi tra lavori digitali non aiuta di certo. I ricercatori della Stanford University hanno testato le capacità cognitive di 49 soggetti che trascorrevano molto tempo su internet, davanti alla TV e su Facebook e di altri 52 individui che lo facevano molto meno. Data la comune credenza che internet affinasse le abilità cognitive, i ricercatori non si aspettavano di certo che gli utenti assidui di internet ottenessero nei test cognitivi punteggi più bassi. Tra le altre cose, questi hanno dimostrato molto meno controllo sulla loro attenzione ed erano meno capaci a distinguere le informazioni importanti da quelle meno: si distraevano molto facilmente.

Cosa fare, dunque, per ridurre le distrazioni?


La scienza dimostra che vi è un’unica strategia universale per ridurre le distrazioni e migliorare la concentrazione: allenarla.

mindfulness-in-aziendaUno dei metodi che la scienza ha dimostrato essere molto efficace nell’allenare la focalizzazione è la meditazione mindfulness. Per questo motivo Neocogita ha sviluppato un protocollo di allenamento dedicato alle aziende che comprende una serie di lezioni audio per delle sessioni guidate di mindfulness.

Per maggiori informazioni su come adottare percorsi di mindfulness per te e il tuo team all’interno dell’azienda, contattaci!

Attraverso tecniche di neuroimmagine, le neuroscienze hanno identificato alcune attività che modificano il cervello in modo permanente, cambiando la sua struttura, aumentando o riducendo la sua dimensione, o alterando la chimica. Eccone dieci che dovreste conoscere per evitarle o applicarle nella vita di tutti i giorni!

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Come vengono prese le decisioni finanziarie? Cosa accade nella mente e nel cervello di una persona che deve decidere se acquistare o meno un titolo quotato in borsa, o se vendere o mantenere un proprio titolo in rialzo o in ribasso?

 

I BIAS COGNITIVI

bias_smallL’investitore finanziario si trova spesso a prendere decisioni importanti le cui conseguenze incidono profondamente sia sulla gestione del proprio patrimonio che, più in generale, sul proprio benessere individuale. Tuttavia, la ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che la razionalità e la bontà delle decisioni finanziarie (e non solo) è quasi sempre minacciata da numerosi errori cognitivi che la nostra mente compie in modo sistematico e automatico. Alcuni esempi li ritroviamo quando si ha troppa fiducia nelle proprie capacità di giudizio e previsione,  la tendenza a vendere troppo in fretta i titoli in rialzo e a mantenere quelli in ribasso, quando i portafogli sono scarsamente diversificati per tipologia o area geografica, o quando ci si lascia sopraffare dalle conseguenze emotive legate alle proprie scelte, ecc.).

In linguaggio scientifico tali errori sono meglio conosciuti come bias cognitivi (in italiano pregiudizi). Questi derivano dalla tendenza che la nostra mente ha a ragionare non in termini di logica razionale, bensì tramite esemplificazioni della realtà e scorciatoie di pensiero: le cosiddette euristiche.

L’attitudine a ragionare secondo modalità più emotive ed impulsive o, al contrario, più analitiche e razionali è riconducibile all’esistenza di due meccanismi di pensiero tipici della mente umana e che sono legati all’attività di specifiche reti neurali.

 

È POSSIBILE CORREGGERE QUESTI BIAS?

Si evince pertanto la necessità di istruire gli investitori in merito al funzionamento di tali meccanismi di pensiero e decisione e offrire opportune strategie di correzione dei propri bias basate sulle evidenze della ricerca scientifica. Il primo strumento efficace nel ridurre il divario tra scelte osservate e scelte ottimali è rappresentato dalla consulenza finanziaria. Una consulenza basata su un rapporto di fiducia tra intermediario e investitore, che ha l’obiettivo di promuovere il benessere, permetterà la costruzione di una proposta d’investimento conforme agli obiettivi e necessità del cliente.

Inoltre, una nuova area della ricerca scientifica sta lavorando per sviluppare una serie di strategie per la correzione degli errori cognitivi e la messa a punto di interventi di training che vanno sotto il nome di tecniche di debiasing (letteralmente, rimozione del bias). Attraverso l’impiego di tali tecniche è possibile ridurre al minimo l’influenza dei bias sulle scelte individuali. Gli individui diventano così più consapevoli dei propri bias, migliorano le proprie capacità logico-deduttive e modificano la percezione e l’approccio del decisore ai vari problemi decisionali.

È inoltre possibile implementare dei veri e propri scenari di scelta da presentare all’investitore. In questo modo la persona può sperimentare in prima persona la propria tendenza a commettere errori di tipo cognitivo, acquisire familiarità nel riconoscimento dei bias e mettere in atto una serie di strategie di correzione al fine di incrementare le proprie abilità decisionali. Infine, anche tecniche di mindfulness (pratiche di consapevolezza del corpo e spostamento dell’attenzione sul momento presente) si rivelano efficaci nel mitigare l’effetto di alcuni bias cognitivi e più in generale nel promuovere un tipo di decisione responsabile e consapevole.

 

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Per avere successo in ogni livello di un’azienda, un leader deve avere una competenza specifica: l’intelligenza emotiva.

Ma cos’è? Perché è importante? Come si sviluppa?

 

Il concetto di Intelligenza Emotiva è stato trattato la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”, in cui viene definita come l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione, l’abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri, l’abilità di capire l’emozione e la conoscenza emotiva, di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale.

 

Goleman_intelligenzaemotivaIl tema è stato poi ripreso dal noto psicologo e scrittore Daniel Goleman nel suo libro “Intelligenza Emotiva”, in cui identifica 4 principali aspetti dell’intelligenza emotiva: consapevolezza di sé (self-awareness), gestione di sé (self-management), consapevolezza sociale (social awareness), e gestione delle relazioni (relationship management).

 

Goleman ha investigato i modelli delle competenze di riferimento utilizzati da 100 aziende per osservare l’importanza degli aspetti emotivi nella performance lavorativa. I risultati di questa sua ricerca hanno dimostrato che per lavori di qualsiasi tipo e a qualsiasi livello, i fattori appartenenti all’intelligenza emotiva erano nettamente più importanti delle pure abilità cognitive. Più si sale di livello all’interno dell’azienda, questi diventano ancora più importanti.

Cosa significa?! Sviluppare queste competenze può aiutarti ad essere un leader migliore: uno che si adatti più facilmente, riesca a gestire meglio i conflitti e ad avere più successo.

 

Come si può sviluppare l’intelligenza emotiva?

La meditazione mindfulness è uno strumento molto potente per sviluppare le capacità tipiche dell’intelligenza emotiva, in particolare la consapevolezza di sé.

Diversi studi hanno dimostrato che una pratica regolare di mindfulness del respiro permette di beneficiare di alcuni vantaggi nella vita di tutti i giorni, ma anche nell’ambiente lavorativo. In primo luogo, la meditazione porta a un aumento dell’attenzione e alla diminuzione delle distrazioni e delle chiacchiere da ufficio. Si verifica anche una diminuzione del logorio fisico dovuto a una tensione continua, pasti veloci o staticità davanti al monitor. Chi medita regolarmente è inoltre in grado di trovare aiuto nelle risorse mentali e una maggiore creatività nella risoluzione dei problemi. È dimostrato che meditare aiuta a diminuire la frustrazione per i mancati progressi propri o del team, così come a diminuire lo stress.

Questi benefici, che riguardano la singola persona, contribuiscono a migliorare l’ambiente aziendale nel suo complesso. I dipendenti saranno più predisposti ad accettare la loro situazione, apprezzando maggiormente il loro lavoro e sviluppando una maggiore capacità di adattabilità. I rapporti interpersonali potranno diventare più positivi, anche grazie a un minor egotismo del singolo lavoratore e a una maggiore capacità di mantenere la calma (da soli o con altri) in situazioni complesse.

 

Scopri il nostro programma di Mindfulness e i benefici per la tua azienda!

Ti capita di dimenticare le cose quando sei sotto stress? Ad esempio, non ti ricordi dove hai lasciato le chiavi dell’auto quando sei in ritardo per una riunione? Niente crea vuoti di memoria come lo stress!

 

Uno studio del 2010, ad esempio, ha mostrato che lo stress cronico riduce la nostra memoria spaziale, quella che ci aiuta a ricordare posti e oggetti in essi, come le chiavi della macchina.

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Alcuni ricercatori della University of Iowa hanno scoperto l’esistenza di un legame tra l’ormone dello stress (il cortisolo) e la perdita di memoria a breve termine. I risultati del loro studio hanno mostrato che il cortisolo riduce le sinapsi (le connessioni tra neuroni) nella corteccia prefrontale degli animali, nell’area del cervello, cioè, in cui si trova la nostra memoria a breve termine.

Ma vi è una differenza tra il modo di elaborare lo stress da lavoro a lungo termine, ad esempio, e lo stress di fare un incidente in auto. La ricerca suggerisce che bassi livelli di ansia possono influenzare la nostra capacità di ricordare, mentre situazioni di ansia molto elevata possono al contrario rafforzare il nostro processo di apprendimento.

Se da una parte, però, momenti di stress acuto possono aiutare il cervello a registrare momenti traumatici (ricordi che vengono immagazzinati in un’area del cervello responsabile della sopravvivenza e che fungeranno da meccanismo di difesa verso traumi futuri), un elevato livello di stress continuato nel tempo può avere effetti devastanti.

Neuroscienziati della University of California di Berkeley hanno scoperto che lo stress cronico può creare cambiamenti a lungo termine nel cervello. Lo stress aumenta lo sviluppo di sostanza bianca, che aiuta la trasmissione di messaggi per tutto il cervello, ma al contempo riduce il numero di neuroni che supportano l’elaborazione delle informazioni.

I neuroscienziati riportano che questo disequilibrio che si crea può avere effetti negativi sulla capacità del nostro cervello di comunicare con se stesso. Questo aspetto può addirittura renderci più vulnerabili allo sviluppo di malattie mentali, come la schizofrenia, la depressione cronica, il bipolarismo, il disturbo ossessivo compulsivo, ecc…

I ricercatori di Berkeley ritengono che i risultati del loro studio possano spiegare il motivo per cui i giovani esposti presto allo stress cronico mostrano maggiori difficoltà nell’apprendimento, sono più soggetti ad ansia e ad altri disturbi dell’umore.

COSA FARE

Per ridurre questi effetti dannosi dello stress, è consigliabile identificare le cause che scatenano lo stress e ridurle. Avere un’alimentazione sana e varia, fare esercizio, dormire a sufficienza e praticare la mindfulness sono senza dubbio attività che aiutano.

Il Mindfulness Lab proposto da Neocogita all’interno del percorso di NeuroEmpowerment interviene proprio sulla capacità di gestione dello stress dei partecipanti in azienda. L’obiettivo è la riduzione dello stress percepito e dell’ansia, con un conseguente aumento del benessere mentale.

Lo stress può sì danneggiare le nostre funzioni cognitive, ma con le giuste attività il cervello sa guarire.

Fonte:

CNN.com

Dalla collaborazione tra Neocogita e Starpool nasce NU RELAX, un’app che contiene percorsi contemplativi che completano l’esperienza del dry floating con l’innovativa vasca Zerobody.

 

Starpool è un’importante azienda trentina che opera nel settore spa e wellness e ha creato Zerobody, un’innovativa vasca che annulla la sensazione di gravità senza bisogno di doversi bagnare. Grazie al materasso ad acqua riscaldato, ti sembrerà di essere sospeso, proprio come se stessi fluttuando su una nuvola.

 

L’assenza di gravità favorisce la meditazione ed è per questo che è nata la collaborazione con Neocogita, che ha creato 6 diversi percorsi di focalizzazione e contemplazione presenti nell’app NU RELAX®. Galleggiando in assenza di gravità, il peso corporeo si annulla e l’effetto dei percorsi meditativi si amplifica.

 

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IL MITO

Le informazioni vengono trasmesse al nostro cervello a un’unica velocità.

 

LA REALTÀ

Non esiste una velocità unica a cui le informazioni viaggiano fino ad arrivare al cervello. Alcune sensazioni, come il prurito e la percezione di una puntura, vengono trasmesse in modo molto rapido, utilizzando neuroni mielinizzati.

Altri sensi, invece, come la sensazione che sentiamo quando l’acqua è calda, sono percepiti in modo più lento, perché non sono trasmessi tramite neuroni mielinizzati. In generale, la velocità di trasmissione può andare da 0,5 metri al secondo fino a 120 m/s.

 

 

Fonte:

Knowing Neurons