Alimenti ultra-elaborati e mortalità: una riflessione necessaria

Nelle riflessioni sulla complessità del mondo alimentare, ci si trova a riflettere su un tema di cruciale importanza: l’impatto degli alimenti ultra-elaborati sulla nostra salute e sul rischio di mortalità. Questo argomento, ricco di sfaccettature e di dibattito scientifico, merita una disamina accurata per capire meglio come orientare le nostre scelte quotidiane.

Che cosa sono gli alimenti ultra-elaborati?

I cibi ultra-lavorati, detti anche cibi ultra-trasformati o ultra-processati (in inglese: ultra-processed foods, o UPF) sono prodotti alimentari e bevande che hanno subìto specifici tipi di trasformazione dei prodotti alimentari, di solito da aziende multinazionali molto grandi dette ‘Big Food’. La questione degli alimenti ultra-elaborati genera spesso confusione e interrogativi. Il concetto fu introdotto per la prima volta nel panorama scientifico da Carlos Monteiro, un nutrizionista brasiliano che nel 2009 propose una classificazione dei cibi (modello NOVA) che tenesse conto del livello della loro trasformazione, piuttosto che dei nutrienti o delle calorie. Secondo Monteiro, è essenziale considerare il “tipo, l’intensità e lo scopo dell’elaborazione alimentare”. Tale distinzione sottolinea che non tutte le forme di elaborazione sono dannose; alcune possono anzi essere benefiche per la salute.

La sfida della definizione

Tuttavia, il termine “ultra-elaborato” abbraccia una gamma incredibilmente vasta di prodotti, alcuni dei quali potrebbero sorprendentemente avere effetti positivi sulla salute, grazie alla presenza di fibre, proteine e altri nutrienti essenziali. Questa varietà solleva una domanda importante: è corretto evitare a priori tutti gli alimenti che rientrano in questa categoria, o esiste uno spazio per la selezione consapevole?

 

Luci e ombre nella ricerca recente

Fortunatamente, la ricerca sta iniziando a offrire risposte più sfumate. Diversi studi hanno indagato la correlazione tra il consumo di alimenti ultra-elaborati e la mortalità, evidenziando come non tutti gli alimenti ultra-elaborati sono necessariamente dannosi. Un’analisi sistematica della letteratura scientifica, che ha esaminato 40 studi prospettici includendo oltre 5 milioni di individui, ha mostrato che un elevato consumo di questi prodotti è generalmente associato a un aumentato rischio di mortalità.

Tuttavia, l’indagine su specifiche categorie di alimenti ultra-elaborati ha rivelato differenze significative: per esempio, mentre il consumo elevato di carne lavorata e bevande zuccherate è stato collegato a un rischio maggiore, i cereali integrali per la colazione hanno mostrato un effetto protettivo.

 

Oltre la mortalità: morbilità e salute a lungo termine

Non solo la mortalità, ma anche la morbilità – ovvero la presenza di malattie – sembra essere influenzata dal consumo di alimenti ultra-elaborati. Uno studio che ha preso in esame oltre 260.000 persone ha trovato che un maggiore consumo di questi prodotti è legato a un rischio più elevato di cancro e malattie cardio-metaboliche, con un’associazione particolarmente forte per i prodotti a base di carne e le bevande zuccherate.

 

Verso un approccio equilibrato

Data l’onnipresenza degli alimenti ultra-elaborati, che si stima costituiscano fino a tre quarti dell’offerta alimentare in alcuni paesi, l’eliminazione totale non appare praticabile. Ciò che emerge è la necessità di una ricerca più mirata che aiuti a distinguere tra prodotti dannosi e quelli potenzialmente benefici.

Comprendere i meccanismi specifici attraverso cui questi alimenti influenzano la nostra salute è fondamentale per sviluppare alternative più sicure o addirittura salutari. La continua evoluzione della ricerca in questo campo sottolinea l’importanza di restare informati e di adottare un approccio critico e consapevole alle nostre scelte alimentari. La consapevolezza e la selezione attenta degli alimenti giocano un ruolo cruciale nel promuovere una vita lunga e in salute.

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