Decisioni consapevoli: come migliorare il Decision Making tra razionalità ed emozioni

Ogni giorno prendiamo innumerevoli decisioni, molte delle quali in modo totalmente automatico. Il decision making è il processo che utilizziamo per identificare e scegliere alternative, producendo il risultato finale. Questo risultato può essere più o meno razionale, può riferirsi al presente o al futuro e può essere influenzato da numerose variabili: valori, credenze, conoscenze, condizioni.

Esaminiamo le componenti che influenzano il nostro processo decisionale, gli stili decisionali e le strategie per potenziare questa nostra abilità.

 

 

Il ruolo delle aree cerebrali nel processo decisionale

Il nostro cervello, anche in decisioni di minore importanza, mobilita una rete complessa di aree cerebrali. Tra queste vi sono la corteccia cingolata anteriore, la corteccia orbitofrontale e la corteccia prefrontale ventromediale.
In uno studio condotto da Walton nel 2004 è stato osservato che queste aree non solo sono coinvolte nella formazione della decisione, ma segnalano anche il grado di fiducia associato alla decisione. In particolare, la corteccia cingolata anteriore prevede anche quelle che potrebbero essere le conseguenze della nostra decisione, ed invia informazioni per adattarla ad esse.

 

Fattori emotivi e cognitivi

Contrariamente all’idea di un processo decisionale puramente razionale, le nostre emozioni svolgono un ruolo significativo. I cosiddetti marcatori somatici, ovvero sensazioni fisiche associate ad emozioni (nausea, battito cardiaco accelerato), fungono da guida per il nostro comportamento. Ad esempio, uno studio di Lerner (2004), ha mostrato che i partecipanti che erano stati indotti a sentirsi tristi avevano maggiori probabilità di fissare un prezzo più basso per un oggetto che dovevano vendere.

Oltre alle emozioni, c’è una numerosa serie di fattori cognitivi e psicologici che influenzano il nostro processo di decision making.
Tra questi vi troviamo:

  • Analisi paralisi: guidato principalmente dalla paura di commettere un errore, tale processo, meglio noto come overthinking, ci porta a spendere molto tempo nell’analisi di tutte le possibili conseguenze. Il risultato è una vera e propria paralisi che ci ritarda notevolmente nel processo.
  • Sovrastima delle abilità: guidati da una troppa autostima si possono invece prendere decisioni troppo rapidamente, senza valutare gli scenari e, di conseguenza, finire con il prendere una decisione non adeguata.
  • Stanchezza e stress: anche questi due fattori possono incidere notevolmente. Quando infatti si è troppo stanchi si tende a prendere decisioni meno ponderate e a seguire invece l’istinto, con la conseguente non previsione delle conseguenze delle azioni.

 

Stili decisionali: conoscersi per migliorare

Identificare e comprendere il proprio stile decisionale può essere cruciale per migliorare questa capacità. Se infatti vi sono numerose variabili esterne, gli stili possono essere più chiari e prevedibili, sebbene non fissi e predeterminati. 

Esistono tre principali stili:

  1. Intuitivo vs. razionale: la decisione è il frutto di una lotta tra due processi: uno veloce, implicito e bottom-up, l’intuitivo, l’altro più lento e razionale.
  2. Massimizzazione vs. soddisfazione: i massimizzatori cercano di prendere una decisione ottimale, mentre i soddisfatti una sufficientemente buona. Ciò vuol dire che i primi riflettono attentamente ed impiegano più tempo rispetto ai secondi
  3. Combinatorio vs. posizionale: lo stile combinatorio è utilizzato quando si ha un obiettivo materiale molto ristretto e definito.  Al contrario, si utilizza lo stile posizionale quando l’obiettivo non è così chiaramente definito. In questo caso, si prendono decisioni per assorbire i rischi potenziali, proteggersi e creare un ambiente in cui sia meno probabile sperimentare gli effetti negativi di risultati inattesi.

Come prendere decisioni migliori

Nel 2008, la professoressa Kristina Guo ha proposto un metodo tanto semplice quanto efficace per affinare le nostre capacità decisionali. Tale metodo prende il nome di “Decide”, un acronimo per l’inglese:

  • Define the problem (Definire il problema)
  • Establish the criteria (Stabilire i criteri)
  • Consider the alternatives (Considerare le alternative)
  • Identify the best alternative (Identificare la migliore alternativa)
  • Develop and implement a plan of action (Sviluppare e attuare un piano d’azione)
  • Evaluate the solution (Valutare la soluzione)

Seguire questi step ci aiuta ad avere chiarezza mentale circa il problema, i criteri da seguire e le alternative. Vale la pena dedicare più tempo a questa fase, così da poter proseguire poi in maniera decisa. Con queste basi, infatti, si può identificare la migliore alternativa e sviluppare il  piano d’azione, per poi attuarlo ed infine valutarlo. L’analisi dei risultati è un’altra fase essenziale, che aiuta a capire cosa ha funzionato e cosa no e a migliorare quindi nel futuro.

 

Conclusioni

Il processo di decision making è una capacità intricata e multisfaccettata, profondamente radicata nelle nostre funzioni cerebrali, influenzata da emozioni e fattori cognitivi, e guidata da diversi stili decisionali. Comprendere i meccanismi psicologici alla base delle nostre decisioni ci permette di affrontare meglio le sfide quotidiane e di ottimizzare le nostre scelte per un futuro più soddisfacente e produttivo.

Attraverso metodi e strumenti, come il metodo Decide, possiamo migliorare il nostro processo decisionale, diventando più abili nel controllare alcune variabili esterne e nel prendere decisioni. Tuttavia, va ricordato che queste non il frutto di un solo processo razionale, ma anche emotivo. Pertanto è necessario diventare più consapevoli anche di noi stessi e del mondo che ci circonda.

 

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