La capacità di mantenere l’attenzione focalizzata per lunghi periodi di tempo è una componente essenziale nel mondo del lavoro. Accade però che la concentrazione delle persone è sempre più disturbata da stimoli esterni che vanno dalle comunicazioni digitali in tempo reale, al rumore e alle interruzioni. Il report 2020 pubblicato da “The Economist” ci aiuta, grazie al contributo di 600 lavoratori, a fare luce sull’impatto devastante che la disattenzione provoca sull’attività lavorativa, sia in termini economici che in termini di rendimento.

La parola ai dati

Stando ai dati del report, la perdita di concentrazione dovuta alle distrazioni si traduce in un costo salariale annuo stimato di 34.448 dollari a persona in perdita di produttività, o 391 miliardi di dollari per le aziende statunitensi dei settori analizzati, equivalente al 28% dei pagamenti salariali di base. Il settore più colpito in termini assoluti è quello dei servizi professionali, scientifici e tecnici, che perde 178 miliardi di dollari in costi salariali annuali.

Quali sono le principali fonti di distrazione?

  • Interruzioni faccia a faccia e controllo della mail. Le principali cause di distrazione durante il lavoro in ufficio sono le interruzioni faccia a faccia e il regolare controllo delle e-mail. I lavoratori controllano le loro e-mail con grande frequenza; il 18% degli intervistati controlla la casella di posta ogni pochi minuti e il 70% la controlla almeno una volta all’ora.
  • Riunioni. Circa la metà (46%) degli intervistati riferisce di trascorrere non più di un’ora al giorno alle riunioni di lavoro e il 21% le trova la fonte principale di distrazione.
  • Fattori individuali. La maggioranza (76%) degli intervistati crede che l’individuo stesso sia in ultima analisi responsabile della gestione della propria attenzione, mentre una quota ragionevole annovera il divagare mentale tra le principali distrazioni, piuttosto che qualsiasi fattore esterno. Fare pause regolari è di gran lunga il metodo più popolare per migliorare la concentrazione. Le pause aumentano l’attenzione, la creatività e il processo decisionale, specialmente se includono l’esercizio fisico.

 

Cosa fanno i lavoratori per evitare le distrazioni?

Pochi intervistati approfittano di alcune soluzioni a basso rischio per evitare la distrazione: solo il 18% disattiva le notifiche dei dispositivi mobili e solo il 12% fa lo stesso con la propria casella di posta elettronica.

Cosa fanno le organizzazioni per promuovere la cultura dell’attenzione?

Le organizzazioni sono implicitamente responsabili di alcune distrazioni che impediscono la concentrazione del personale. Il 40% degli intervistati ha un ufficio privato, ma la maggior parte si avvale di una scrivania in un ufficio open space. Questi ambienti sono particolarmente vantaggiosi dal punto di vista economico, ma possono provocare molte distrazioni. Possono anche, paradossalmente, aumentare l’uso della posta elettronica quando i lavoratori cercano di minimizzare la perdita di concentrazione dovuta alle interazioni personali.

Purtroppo, sono poche le organizzazioni che cercano attivamente di salvaguardare l’attenzione dei lavoratori. Le aziende non fanno abbastanza per costruire proattivamente una cultura dell’attenzione. Solo il 15% degli intervistati riferisce di avere la possibilità di seguire corsi o workshop aziendali che promuovano la concentrazione o scoraggino il multitasking.

Si può fare di più?

Assolutamente sì. Ci sono diversi percorsi che le aziende possono mettere a disposizione dei propri dipendenti/collaboratori per aiutarli a potenziare le loro capacità attentive. Pratiche quali la mindfulness e il training cognitivo, ad esempio, sfruttano la neuroplasticità per allenare le aree cerebrali responsabili dei processi attentivi. In questo modo, attraverso semplici serious games o sessioni di meditazione guidata, le persone possono coltivare le loro abilità attentive, ma anche la loro memoria, la loro creatività e la capacità di lavorare in gruppo.

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