Le interazioni umane nell’era digitale: differenze neurali tra incontri online e in presenza

In un mondo che ha visto i contorni delle interazioni umane ridisegnati dalla pandemia di COVID-19, abbiamo sperimentato un passaggio, spesso brusco, dagli incontri in presenza alla convenienza, ma anche alla distanza, delle comunicazioni virtuali.
Queste nuove abitudini ci portano a interrogarci: esiste una differenza tangibile tra la comunicazione faccia a faccia e quella mediata da uno schermo? Una ricerca condotta dalla professoressa Hirchs dell’Università di Yale, ha apportato un contributo significativo alla comprensione di queste interazioni. Utilizzando strumenti di imaging all’avanguardia, lo studio ha esplorato le differenze neurologiche e comportamentali tra conversazioni in presenza e quelle virtuali, portando alla luce risultati interessanti che dovrebbero farci riflettere.

 

La ricerca: metodi e strumenti

Nello studio sono state reclutate 28 persone, divise in 14 coppie. Ciascuna coppia è stata sottoposta alla condizione “online” e a quella in presenza, in cui era richiesto di sedersi uno di fronte all’altro, guardarsi negli occhi e presentarsi, interazione che online si svolgeva tramite un monitor. Le due condizioni sono state eseguite nello stesso luogo dalle stesse diadi.
Durante i loro incontri sono stati registrati i seguenti parametri:

  • Attività cerebrale dei partecipanti tramite elettroencefalografia (EEG);
  • Flusso sanguigno e ossigenazione nel cervello tramite Spettroscopia Funzionale nel Vicino Infrarosso (fNIRS);
  • Movimento oculare tramite Eye Tracking;
  • Diametro pupillare per analizzare le risposte fisiologiche.

Questi strumenti hanno permesso di osservare l’attività neurale nelle aree del cervello che governano le interazioni sociali e di correlarla con il comportamento osservato.

Differenze fondamentali: risultati e implicazioni

I risultati dello studio hanno evidenziato delle differenze sostanziali tra le interazioni in presenza e quelle virtuali, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo:

Tempo di fissazione: nella condizione in presenza, i partecipanti hanno mostrato un tempo di fissazione sul viso del partner significativamente maggiore rispetto alla condizione virtuale. Ciò implica una maggiore attenzione al volto del partner durante le interazioni dirette;
Varianza posizionale: la varianza posizionale, ossia la diversità dei punti di fissazione sul viso, era maggiore nella condizione in presenza. Questo suggerisce un’interazione più dinamica e coinvolgente quando i partecipanti sono faccia a faccia;
Diametro pupillare: si è riscontrato un diametro pupillare mediamente più elevato nella condizione in presenza, indicando una maggiore risposta emotiva o cognitiva durante le interazioni dal vivo.

Hirsch ha commentato che “le rappresentazioni online dei volti, con la tecnologia attuale, non stimolano i circuiti neurali sociali nel cervello come le interazioni reali”. In quest’ultima condizione, infatti, vi è un aumento dell’attività nelle regioni dorsali-parietali e una maggiore potenza delle onde theta per i volti reali. Queste osservazioni mettono in evidenza l’unicità e l’importanza delle interazioni faccia a faccia, che dimostrano avere un “accesso privilegiato” ai circuiti neurali della socialità.
Da un punto di vista lavorativo, l’affidarsi esclusivamente a incontri online, si può tradurre in una minore partecipazione emotiva, un minor coinvolgimento che a lungo andare può ridurre la motivazione e, di conseguenza, le prestazioni.

Conclusioni e implicazioni per il futuro

Queste scoperte hanno implicazioni profonde per il nostro modo di interagire nell’era digitale. Con milioni di persone che utilizzano quotidianamente piattaforme di comunicazione online, diventa essenziale comprendere come queste influenzino la nostra attività cerebrale e, di conseguenza, il comportamento sociale. Le interazioni virtuali, seppur necessarie e comode in certi contesti, potrebbero non essere in grado di sostituire completamente la complessità e la ricchezza delle interazioni faccia a faccia, con conseguenze su diversi fronti.

In conclusione, la ricerca di Hirsch ci esorta a riflettere sull’impatto a lungo termine delle nostre scelte comunicative. Mentre la tecnologia ci offre nuove modalità di connessione, è importante essere consapevoli delle loro limitazioni e differenze rispetto alle interazioni umane dirette. Dobbiamo quindi riconoscere l’importanza delle interazioni in presenza per il nostro benessere mentale e sociale, bilanciando le convenienze della comunicazione virtuale con la necessità di mantenere connessioni umane dirette e significative.

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