Multi-tasking: fonte di efficienza o di stress?

Una caratteristica della nostra società è la celebrazione del “fare più cose contemporaneamente”, in cui il multitasking è stato spesso esaltato come una strategia vincente per massimizzare il tempo e la produttività. Nel lavoro, e persino durante il tempo libero, sembra che la capacità di gestire più compiti contemporaneamente rappresenti un segnale di efficacia e di adattabilità. Eppure, mentre questa abilità viene richiesta e premiata, sempre più esperti stanno segnalando i potenziali danni nascosti dietro l’apparente produttività del multitasking.
Una crescente mole di ricerche, infatti, sta sfatando questo mito portando alla luce gli effetti  controproducenti non solo sul lavoro, ma anche sul nostro benessere.

Quando si elogia una persona per la sua capacità di essere multitasking, infatti, si è soliti fare riferimento alla sua abilità di svolgere più compiti simultaneamente. In realtà, ciò che è stato osservato, è che non vi è un lavoro in parallelo, ma piuttosto un rapido passaggio da un compito all’altro, meglio descritto come “task-switching“.

 

 

Multi-tasking e prestazioni

Numerosi studi hanno dimostrato che il task-switching riduce la qualità delle nostre prestazioni in entrambi i compiti a cui ci dedichiamo, aumentando il tempo necessario per portarli a termine. In particolare, uno studio dell’università di Irvine, California, ha osservato e studiato la quantità di interruzioni e le conseguenze di queste ultime sulle prestazioni lavorative di un’azienda composta da sviluppatori di software, amministratori di database, analisti finanziari e manager. È stato osservato che circa il 60% di tutti i compiti è stato interrotto e la durata media del tempo trascorso da un lavoratore su un determinato compito, prima di essere interrotto o di passare ad altro, è stata di soli 11 minuti e 4 secondi.

In seguito, i ricercatori hanno analizzato il modo in cui il lavoro interrotto veniva ripreso, ed è qui che si rivela il vero costo. I lavoratori impiegavano in media 25 minuti per tornare a quel lavoro, ma ciò che rende la situazione davvero problematica è che, in media, hanno lavorato su almeno altre due attività prima di tornare al compito originale. I partecipanti hanno riferito che questa sorta di giocoleria era particolarmente dannosa per la loro produttività. Questa percezione trova spiegazione nel fatto che in seguito a questo tipo di interruzioni, è necessario spendere alcune delle proprie risorse cognitive limitate per riorientarsi verso ciò che si stava facendo prima, rallentando significativamente il processo di lavoro.

Ciò che aumenta non è la produttività, ma lo stress

Un’altra ricerca condotta a Zurigo, invece, ha dimostrato che le frequenti interruzioni tipiche del multitasking non erodono solo la produttività, ma aumentano anche i marcatori di stress fisiologico. I ricercatori hanno osservato che le interruzioni durante compiti competitivi possono raddoppiare il rilascio di cortisolo, l’ormone dello stress, rispetto a coloro che non sono stati interrotti. Sorprendentemente, nonostante questo aumento di stress fisiologico, i partecipanti non hanno riportato un livello di stress soggettivo più alto, una discrepanza che solleva preoccupazioni sul nostro grado di consapevolezza dello stress a cui siamo sottoposti.

Le conseguenze di questo stress invisibile non sono da sottovalutare. L’attivazione prolungata dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene può avere un impatto negativo sulla salute a lungo termine, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e altri problemi di salute.

Cosa possiamo fare?

Cosa possiamo fare allora per combattere questa insidiosa trappola del multitasking? La soluzione risiede nel coltivare un approccio più consapevole e intenzionale verso il nostro lavoro:

  • “Single-tasking: dedicate blocchi di tempo a un singolo compito. Questo non solo aumenta la qualità del lavoro ma riduce anche lo stress e l’affaticamento mentale;
  • Gestione delle interruzioni: stabilite momenti specifici in cui controllare email e messaggi, piuttosto che lasciarli interrompere costantemente il vostro flusso di lavoro;
  • Pausa: prendete brevi pause regolari per allontanarvi dal lavoro e rinfrescare la mente. Questo può aiutare a mantenere l’attenzione e l’efficienza quando è ora di ritornare al compito;
  • Tecnologia amica: utilizzate strumenti di gestione del tempo e app che possono aiutare a bloccare le distrazioni, permettendovi di concentrarvi meglio.

Conclusione

In conclusione, il multitasking, nonostante la sua popolarità e l’apparente efficienza, si rivela essere più un mito che una realtà vantaggiosa. Le ricerche evidenziano chiaramente che, anziché aumentare la produttività, il multitasking può ridurla significativamente, aumentando il tempo necessario per completare i compiti e influenzando negativamente sia la qualità del lavoro che il benessere mentale e fisico. La soluzione per una vera efficienza e un equilibrio lavorativo sostenibile risiede nel single-tasking, nell’organizzazione intelligente del tempo e nella gestione delle distrazioni. Abbracciando queste pratiche, possiamo non solo migliorare la nostra produttività, ma anche proteggere la nostra salute e il nostro benessere a lungo termine.

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