Wellbeing in azienda: cos’è e perché è importante

Il wellbeing, ovvero lo “stare bene”, è un concetto multifattoriale che viene definito in modo leggermente diverso a seconda del contesto scientifico in cui viene utilizzato.

Nel contesto della psicologia positiva, ad esempio, il wellbeing viene spesso definito come uno stato di benessere psicologico e fisico che comprende la soddisfazione dei bisogni fondamentali, la realizzazione del proprio potenziale e la presenza di emozioni e relazioni positive.

Negli anni sono stati introdotti diversi modelli del wellbeing che hanno cercato di identificare le dimensioni che maggiormente contribuiscono al raggiungimento di un completo stato di benessere. Uno dei modelli più utilizzati, anche in ambito aziendale, è il modello PERMA.

 

Il modello di benessere PERMA

È un modello sviluppato dallo psicologo statunitense Martin Seligman e rappresenta cinque dimensioni del benessere:

  1. Emozioni positive: comprende le emozioni positive come la gioia, la soddisfazione e l’entusiasmo.
  2. Coinvolgimento: si riferisce all’essere completamente coinvolti in attività che ci appassionano e che ci fanno sentire vivi.
  3. Relazioni: si riferisce alla qualità delle nostre relazioni interpersonali, compresi gli amici, la famiglia e i colleghi di lavoro.
  4. Significato: si riferisce al senso e allo scopo che diamo alla nostra vita, come ad esempio attraverso l’impegno in attività significative e la ricerca di un progetto di vita.
  5. Realizzazione: si riferisce alla soddisfazione che deriva dal raggiungimento di obiettivi e risultati significativi.

Secondo Seligman, il benessere è il risultato dell’equilibrio tra queste cinque dimensioni, e può essere raggiunto solo lavorando su tutti gli aspetti in maniera integrata.

 

I modelli di wellbeing nei contesti aziendali

I modelli scientifici di wellbeing nei contesti aziendali vengono utilizzati per comprendere e promuovere il benessere dei dipendenti in un contesto lavorativo. Qui, il wellbeing presuppone che qualsiasi cambiamento avvenga all’interno dell’azienda abbia un design di tipo human-centric, ovvero che ponga l’individuo al centro di tutto e che ne tuteli i bisogni e le necessità, con lo scopo di promuovere e mantenere un corretto livello di benessere organizzativo.

Sono stati sviluppati negli anni diversi modelli scientifici di wellbeing nei contesti aziendali:

  1. Uno dei primi fu sicuramente il modello del benessere aziendale di Maslow (1943): questo modello si basa sulla teoria della motivazione di Maslow, il quale sostiene che gli esseri umani hanno bisogni gerarchici che devono essere soddisfatti in un determinato ordine. Secondo questo punto di vista, il benessere aziendale può essere promosso soddisfacendo i bisogni dei dipendenti a livello individuale e organizzativo.
  2. Modello di Hackman e Oldham (1976): sostiene che il benessere dei dipendenti è il risultato della soddisfazione dei loro bisogni lavorativi e dell’adattamento del lavoro alle loro competenze e interessi.
  3. Modello di Csikszentmihalyi (1990): questo modello si basa sul concetto di “flusso”, ovvero il senso di coinvolgimento completo in attività che ci appassionano. Secondo questo modello, il benessere aziendale può essere promosso creando ambienti di lavoro che incoraggiano il “flusso” dei dipendenti.
  4. Modello di Kahn et al. (2002): questo modello identifica due dimensioni del benessere aziendale, ovvero il benessere fisico-mentale e il benessere sociale. Il benessere aziendale è dunque il risultato dell’equilibrio tra queste due dimensioni.
  5. Il modello di Cooper, Sheldon e Williams (2003) identifica cinque dimensioni del benessere aziendale: salute e benessere fisico, benessere emotivo, relazioni interpersonali, soddisfazione lavorativa e soddisfazione della vita. Il benessere aziendale è il risultato dell’equilibrio tra queste cinque dimensioni.

In termini di validità scientifica, tutti questi modelli di benessere hanno ottenuto un certo grado di supporto empirico attraverso la ricerca. Tuttavia, alcuni di essi, come il modello di Maslow e il modello di Hackman e Oldham, sembrano essere i più validati e i più utilizzati.

 

Valutare il wellbeing in azienda

I livelli di wellbeing nei contesti aziendali possono essere valutati attraverso diverse variabili.

  1. Soddisfazione lavorativa: può essere utilizzata come misura del wellbeing dei lavoratori, poiché è legata alla soddisfazione dei loro bisogni di lavoro e al loro grado di coinvolgimento. Può essere valutata attraverso questionari o interviste.
  2. Engagement: anche l’engagement, ovvero il coinvolgimento dei dipendenti, può essere utilizzato come misura del loro wellbeing e può essere valutato attraverso questionari o interviste.
  3. Burnout: il burnout, o esaurimento emotivo, è legato allo stress e all’esaurimento lavorativo. Per questo è un chiaro indice di scarso benessere. Può essere valutato attraverso questionari o interviste.
  4. Turnover: il tasso di turnover, ovvero la percentuale di dipendenti che lasciano l’azienda in un dato periodo di tempo, è un indice di wellbeing poiché può essere influenzato dal loro grado di soddisfazione lavorativa e dal loro coinvolgimento.
  5. Assenteismo: l’assenteismo, ovvero il numero di giorni di assenza dal lavoro per motivi di malattia o altri motivi, può essere utilizzato come misura del wellbeing dei dipendenti, poiché può essere influenzato dallo stress o dal burnout.
  6. Stato di salute generale: Anche il livello di salute generale della persona è senz’altro un indicatore del suo benessere. Esistono ormai sul mercato diverse tecnologie innovative, più o meno sofisticate, che consentono di effettuare valutazioni multifattoriali dei parametri vitali, dello stile di vita, delle abitudini potenzialmente dannose. Ne è un esempio la tecnologia Transdermal Optical Imaging che consente di misurare, in pochi secondi e attraverso uno smartphone, il livello di benessere fisico e mentale della persona.

È importante notare che quello di benessere è un concetto multifattoriale e che nessuna variabile può catturarlo completamente. Pertanto, è spesso utile utilizzare una combinazione di elementi per valutare i livelli di wellbeing nei contesti aziendali.

 

Perché è importante?

Promuovere il benessere nei contesti aziendali è fondamentale perché i dipendenti che si sentono soddisfatti e appagati sul luogo di lavoro sono più motivati, produttivi e meno inclini a lasciare l’azienda. Inoltre, un ambiente di lavoro positivo può migliorare la salute mentale e fisica dei dipendenti, riducendo i costi associati all’assenteismo e alla sindrome da burnout. La correlazione tra benessere e produttività è quindi estremamente stretta.

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