Negli ultimi anni le videoconferenze sono diventate uno strumento cruciale nel lavoro, nell’educazione e nell’assistenza sanitaria. Tutti noi per un motivo o per un altro abbiamo dovuto adottare questa modalità di comunicazione e ne abbiamo sperimentato i vantaggi come gli svantaggi. Zero costi di spostamento, meno tempo per prepararsi, possibilità di partecipare ad un maggior numero di conferenze anche dall’altra parte del mondo. Le videochiamate hanno avuto, senza dubbio, i loro lati positivi. Ma parliamo anche della stanchezza, della carenza di motivazione, della mancanza di un confronto sociale di persona, dell’impossibilità di lavorare in gruppo: tutti questi aspetti non sono di certo venuti a mancare; anzi, la maggior parte delle volte hanno dominato la scena sul tema delle video call, tanto che è stato coniato il termine Zoom Fatigue per riassumere tutte queste criticità.

Che cos’è la Zoom Fatigue?

Il temine indica l’affaticamento, il malessere fisico ed emotivo esperito durante e dopo le videochiamate. Deriva dal nome della piattaforma più famosa del momento, ma riguarda gli effetti negativi generati dall’utilizzo di tutte le applicazioni per la comunicazione digitale sincrona.

Le cause

Secondo Bailenson, fondatore del Virtual Human Interaction Lab della Stanford University, le quattro possibili cause della Zoom Fatigue sono:

  • Sguardo fisso a distanze ravvicinata
  • Limitata mobilità fisica
  • Costante visione di uno schermo
  • Aumento del carico cognitivo

Lo studioZoom Exhaustion & Fatigue Scale” correla la Zoom Fatigue alla frequenza di utilizzo dei sistemi di video-call e all’atteggiamento verso di essi. Secondo questa ricerca, infatti, più è frequente e lunga la partecipazione ad una videoconferenza, maggiori sono i livelli di fatica. Per esplorare la veridicità di queste ipotesi gli studiosi hanno creato e utilizzato la Scala ZEF (Zoom Exhaustion & Fatigue) investigando 15 temi di interesse centrati su 5 dimensioni, ovvero la fatica generale, visuale, sociale, motivazionale e emozionale.

I risultati emersi hanno effettivamente confermato le idee iniziali: l’aumento del livello di fatica è positivamente correlato all’aumento del numero di meeting a cui una persona partecipa, alla loro durata e alla mancanza di pause tra uno e l’altro.

Le soluzioni

Per superare le criticità delle videoconferenze e ridurre il livello di Zoom Fatigue, Luciano Attolico nel suo libro “Strategia Lean Lifestyle- Lavorare e fare impresa con più risultati, agilità e benessere” suggerisce nove regole aziendali:

  • Evitare il sovraccarico da riunioni
  • Stabilire i confini e fissare un giorno della settimana senza meeting, né fisici né virtuali
  • Applicare le regole dello slotting e stabilire cadenze regolari per aree tematiche
  • Nominare un leader per ciascuna riunione il quale monitorerà i tempi per evitare ritardi; gestirà la conversazione ed elaborerà un piano d’azione, prima della fine del meeting
  • Stabilire e diffondere un metodo condiviso per la gestione delle videoconferenze
  • Stabilire momenti di misurazione e di rilevazione dello stress, della partecipazione, del tempo trascorso e altro con sondaggi o colloqui
  • Aiutare i collaboratori a stabilire un luogo fisso in casa da dedicare al lavoro (per esempio, un aiuto economico per l’acquisto di strumentazione ergonomica)
  • Aiutare i collaboratori a definire i confini spazio-tempo
  • Monitorare costantemente il livello di energia e concentrazione delle persone

Come si può ben osservare queste soluzioni sono consigliate a livello aziendale, pertanto non tutte sono applicabili dalla singola persona. È utile, tuttavia, cercare di mettere in atto tutte le strategie possibili per ridurre la fatica e la stanchezza determinate dalle videoconferenze, e per poter affrontare le giornate lavorative con meno stress e più tranquillità.

Neocogita propone analisi degli stili di vita legati anche al cosiddetto smart working. Utilizzando sensori indossabili per un tempo limitato, l’utente è in grado di comprendere i diversi livelli di attivazione (in termini ad esempio di stress, qualità del sonno, movimento fisico) che le nuove pratiche di lavoro post Covid inducono sul livello di Wellbeing dei lavoratori.

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