La sarcopenia, nella definizione odierna, è una patologia che comporta una graduale perdita di massa muscolare che riduce sempre più le capacità di spostamento e svolgimento delle attività quotidiane del paziente.

 

Nelle culture occidentali, la perdita di massa muscolare con il passare dei decenni è precipitosa: a causa di ciò, tra i 20 e gli 80 anni le persone perdono tipicamente il 35- 40% della loro forza. Quando pensiamo ad una persona anziana, la prima cosa che ci viene in mente è debolezza, perdita di forza, fragilità.

La perdita di forza, però, fenomeno che consideriamo normale e fisiologico, non colpisce solo la nostra capacità di correre o di spostare i mobili, ma colpisce, per esempio, la nostra capacità di respirare. La differenza tra un velocista in grado di spostare enormi volumi d’aria attraverso il suo corpo e la mancanza di respiro che associamo all’invecchiamento è in gran parte dovuta a una differenza nella forza muscolare. Anche la differenza tra un giovane a suo agio in pantaloncini e maglietta e una persona anziana che alla stessa temperatura indossa una giacca è in gran parte dovuta a una differenza nella massa muscolare.

Le ricerche

Secondo uno studio statunitense del 2016 che ha misurato la forza massima di presa, gli uomini di oggi sembrano essere nettamente più deboli delle loro controparti negli anni ’80. E la prossima generazione sembra destinata ad essere ancora più debole. I bambini inglesi di 10 anni (nel 2014) si sono dimostrati essere il 20% più deboli e con il 30% in meno di resistenza muscolare rispetto ai bambini della stessa età misurati nel 1998.

La nostra capacità di sintetizzare energia, di rimanere snelli, di resistere alle malattie, di stare in piedi, è inevitabilmente influenzata dalla forza dei nostri muscoli.

 

Le origini del termine

Il termine sarcopenia è stato coniato negli anni ’80 da Irwin Rosenberg, uno studioso di Harvard che ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio delle perdite (fisiche e cognitive) legate all’età. Rosenberg notò che qualsiasi declino legato all’età è associato ad uno stesso declino a livello muscolare, in particolare ad un calo della massa magra. È da qui che nasce il termine sarcopenia, dalle due radici greche sarx (carne) e penia (perdita). Con il tempo la definizione di sarcopenia si è evoluta, e ora si riferisce a “una diminuzione della forza muscolare, a una ridotta massa muscolare e a delle prestazioni fisiche compromesse”.

 

La massa muscolare come indicatore di salute

In anni recenti, il crescente apprezzamento del ruolo fondamentale svolto dai muscoli nel determinare il nostro benessere metabolico ha portato un team di ricercatori a suggerire che la massa muscolare dovrebbe essere considerata come un importante indicatore vitale della salute, in aggiunta a quelli che tradizionalmente vengono considerati, ovvero pressione sanguigna, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e temperatura corporea.

Diversi studi, condotti su una varietà di pazienti (ricoverati, ambulatoriali e in cura a lungo termine), hanno evidenziato che i pazienti con una maggiore massa muscolare avevano migliori tassi di sopravvivenza globale, migliori risposte alle terapie per il cancro e per le malattie polmonari croniche; la maggiore massa muscolare è anche correlata a una riduzione della malattia di Alzheimer, a una minor durata del ricovero in terapia intensiva e a minori complicazioni dovute a interventi chirurgici.

 

La Sarcopenia non è un destino inevitabile

Se la massa muscolare fosse formalmente legittimata come segno vitale, i medici non solo otterrebbero un quadro più accurato della salute di un paziente, ma potrebbero anche prescrivere semplici passi pratici per migliorarla e rallentarne il deterioramento.

Il fatto di accettare la perdita muscolare legata all’età come un fenomeno naturale e inevitabile, ci priva della scelta di poter migliorare questa condizione, limitando l’enorme beneficio che potremmo trarre in molte funzioni corporee e cognitive.

In verità, l’indebolimento muscolare non è reso inevitabile dall’invecchiamento, ma è reso altamente probabile dalla nostra cultura e dal nostro modo di vivere.

 

Nel corso della giornata camminiamo poco, e passiamo la maggior parte del tempo seduti sulle sedie. Giriamo le città con le automobili o con i mezzi e ci facciamo trasportare da un piano all’altro da ascensori e scale mobili. Cerchiamo “protesi” per assisterci in quasi tutti i compiti che il corpo potrebbe intraprendere. Nel frattempo, impariamo dalla nostra cultura a considerare il corpo come il nostro dispositivo personale per interagire con il mondo, e tendiamo a sentire veramente il corpo solo quando inizia a lamentarsi.

È fondamentale, invece, mette in atto fin da subito dei cambiamenti comportamentali nel nostro stile di vita che ci consentano di evitare, o comunque di rallentare, il declino muscolare e tutte le conseguenze ad esso legate.

 

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