Ti è mai capitato di emozionarti di fronte ad un edificio? E di provare, al contrario, un senso di disagio e di irrequietezza?

Perché alcuni ambienti suscitano in noi emozioni positive, mentre altri ci fanno sperimentare emozioni negative?

È merito del nostro cervello.

L’ippocampo è il protagonista delle nostre sensazioni quando entriamo in contatto con l’architettura. È una struttura cerebrale di fondamentale importanza per i processi mnemonici a breve e lungo termine. Contiene delle cellule specializzate nel riconoscimento delle forme geometriche e nell’organizzazione dello spazio che ci circonda. Quando entriamo in contatto con un particolare ambiente, le cellule dell’ippocampo elaborano le informazioni spaziali per creare delle mappe cognitive che guideranno le nostre emozioni/sensazioni e saranno responsabili dei comportamenti che decideremo di assumere.

Questa stretta interconnessione tra processi cerebrali e geometrie spaziali ha dato vita alla Neuroarchitettura, una disciplina nata un quarto di secolo fa grazie alle scoperte di Fred Gage, un neuroscienziato che cercò di applicare le neuroscienze all’architettura, per dare vita a spazi e edifici in grado di favorire il benessere dei propri abitanti.

Questa disciplina, tanto importante quanto complessa, ha il compito di fornire agli architetti e più in generale a tutti coloro che si occupano di progettazione degli spazi, degli strumenti per tenere in considerazione, in fase di progettazione, le emozioni e le mappe cognitive che gli edifici e gli ambienti suscitano in chi li vive.

Gli strumenti

Quali sono gli strumenti utili a questo scopo? Oltre alle interviste/questionari attraverso i quali le persone sono chiamate ad esprimere un giudizio cosciente, è possibile utilizzare degli strumenti provenienti dalla ricerca neuroscientifica che mettono in luce stati emotivi e comportamenti rispetto ai quali la persona non è sempre consapevole.

  • La registrazione dei movimenti oculari della persona ci fa capire quali sono gli elementi di un ambiente o di un edificio che catturano per primi la sua attenzione, dandoci delle importanti informazioni circa il corretto posizionamento delle indicazioni, ad esempio.
  • La registrazione della risposta galvanica della pelle, invece, ci permette di inferire il livello di stress che la persona sperimenta quando entra in contatto con un determinato ambiente o con una specifica situazione.

Facciamo un esempio

Facciamo un esempio. Quando una persona entra in un aeroporto e manifesta dei movimenti oculari decisi e diretti (Figura A), l’ambiente (con particolare riferimento alla segnaletica) è stato progettato in maniera funzionale, in modo tale da permettere a chiunque di ambientarsi rapidamente e facilmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al contrario, il fatto che la persona presenti un pattern oculare confuso e prolungato (Figura B), è indice di una progettazione disfunzionale dell’ambiente, che deve essere migliorata al fine di permettere ai passeggeri di orientarsi rapidamente e senza stress.